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SESSUOLOGIA E PSICOLOGIA
 

Daniela Rossi, psicologa e giornalista, intervista Antonio Grande, sessuologo a Bologna

 

Il Sesso e l'Amore nella relazione di coppia

 

Offre o toglie qualcosa all'erotismo la profonda conoscenza e l'amore dei partners? Puo' nel tempo mantenersi viva l'attrazione sessuale verso la persona amata o prima o poi c'è bisogno dello "sconosciuto"?

L'eccessiva familiarita', affettuosita', conoscenza con il partner puo' ostacolare l'espressione di una sessualita' piu' intensa incanalandola entro schemi troppo noti?

Ai fini del piacere il coinvolgimento affettivo e' influente?

L'esigenza di amare sempre e comunque il proprio partner sessuale e' indice di maturita', insicurezza o altro?

Nella scelta quindi che una donna puo' fare di rimanere in astinenza perche' non innamorata, quali fattori possono entrare in gioco?

 

Offre o toglie qualcosa all'erotismo la profonda conoscenza e l'amore dei partners? Puo' nel tempo mantenersi viva l'attrazione sessuale verso la persona amata o prima o poi c'è bisogno dello "sconosciuto"?

Quanto piu' l'amore verso l'altro e la conoscenza dell'altro sono reali e profondi ed i rapporti tra i partners si basano su una giusta distanza, tanto piu' e' possibile per loro comunicare efficacemente anche a livello sessuale.
Una buona comunicazione al di la' di altri fattori, e' essenziale per far si' che l'incontro sessuale abbia luogo nella sfera della gioia, della creativita', della scoperta che e' quella che piu' gli compete.
In questo senso e' anche ri-creativo, cioe' "rimette al mondo i partners" dopo averli disancorati dal mondo dei doveri, della progettualita', per avventurarli nel mare aperto delle cose che fluttuano, che sgorgano, che si offrono, invitandoli a seguirli.
Una buona comunicazione permette di assecondare, di scoprire, per fare di ogni atto sessuale cosi' impostato un'esperienza, un viaggio in cui si sa dove si parte ma non ha importanza dove si arriva e soprattutto come ci si arriva. Succederà, semplicemente.
Questa capacita' ideale di affidarsi a se stesso e all'altro, di stabilire una intimita' psichica e corporea, di verbalizzare i propri bisogni e le proprie fantasie, quando avviene, nutre l'amore e ne e' nutrita, arricchisce l'intimita' e ne e' da essa arricchita e l'attrazione fisica sara' anche il ricordo dei viaggi fatti insieme in questo senso e dei piaceri vissuti.
Tuttavia questo ideale "giardino segreto della coppia" deve fare i conti con le difficolta' che sorgono dal dare tutto per scontato, dal non avere attenzioni ne' per l'altro ne' per noi stessi, visto che dobbiamo pur sempre piacergli, con i problemi fisici e psichici legati alla nascita dei figli, col tempo che non c'e' piu', il lavoro di cui invece magari ce n'e' sempre troppo e, non ultimi, i cambiamenti fisici e la difficolta' ad accettare il proprio invecchiamento e quello dell'altro che ce lo ricorda....e cosi' via.
D'altro canto, la realta' del proprio decadimento fisico, il senso di debolezza insito in un'eta' non piu' giovane ed il restringimento delle possibilita' vitali  proprio nell'intimita' e nel sostegno reciproco, nel ravvivare le reciproche cure e tenerezze fisiche e il piacere attraverso vecchie e nuove modalita', non necessariamente genitali, possono trovare un punto di forza che permetta alla coppia di affrontare insieme l'allontanamento dei figli, l'angoscia della morte e vivere le ultime possibli crescite.
L' eventuale bisogno dello "sconosciuto
" potrebbe, sempre col passare del tempo, diventare legato alla fantasia, allo slegarsi da se stessi e dal proprio corpo, alla negazione della realta'.
Ci illumina a questo proposito una scena bella ma straziante di "China Blu".
La bella protagonista che di notte fa la prostituta, dopo essere stata caricata in macchina e portata a casa da una donna di mezza eta', si trova in una stanza da sola con quello che si presume essere il marito della donna. L'uomo la guarda pensoso e la ragazza gli dice di sbrigarsi che con le sue arti gli fara' dimenticare qualunque guaio. "Anche il tumore?" domanda l'uomo, dopo un momento di pausa.
In un attimo di estrema realta' e tensione emotiva, si vede la maschera della prostituta sguaiata cadere dal viso della ragazza, poi l'uomo si gira a guardare altrove.
La scena finisce con la ragazza che scivola via quasi senza far rumore, lasciando su  un mobile i soldi ricevuti dalla donna.
Allo spettatore non e' chiaro se il desiderio che la donna intende esaudire e' stato chiaramente espresso dal marito, e' trapelato o e' stato semplicemente intuito; comunque, quando l'uomo si trova la sua fantasia davanti, in carne ed ossa, sembra in qualche modo percepire che, tuffandosi in questo sogno di sesso e di vita, smarirebbe se stesso e il contatto con la sua esperienza.
Sembra che vivere fino in fondo il concludersi della vita e la prospettiva della morte, sia l'unico modo per non frantumarsi, cedendo alla paura e alla disperazione ed e' la moglie in quel momeno a rendergli possibile qest'ultima crescita.



L'eccessiva familiarita', affettuosita', conoscenza con il partner puo' ostacolare l'espressione di una sessualita' piu' intensa incanalandola entro schemi troppo noti?

Quando la familiarita', l'affettuosita' e la conoscenza tra i partners diventano "eccessive" e' molto probabile che ci si trovi di fronte ad una coppia con caratteristiche fusionali. In questo tipo di coppia la mancanza di confini, l'identita' incerta ed il bisogno dei partners di sentirsi una cosa sola, allo scopo di negare l'angoscia collegata alla coscienza di se' come individui separati e, quindi soli e dipendenti l'uno dall'altro, fa si' che una vera familiarita', affettuosita' e conoscenza sia difficile a realizzarsi.
Per leggere un libro non posso tenere le pagine appiccicate sugli occhi, come per apprezzare un quadro e' difficile che io possa farlo premendo col naso sulla tela.
Sul piano sessuale e' difficile la percezione e la comunicazione dei propri bisogni e per la stessa ragione non si riesce a tener adeguatamente conto di quelli del partner.
La confusivita' non e' amica dell'intimita' e queste coppie sono come Vianello e la moglie in certi filmati pubblicitari: si corrono incontro entusiasti e felici e si mancano, passandosi accanto senza neanche vedersi. 



Ai fini del piacere il coinvolgimento affettivo e' influente?

Limitandoci ad una registrazione fedele dei fenomeni che si presentano all'osservazione clinica e dai dati che emergono dalle inchieste e dalle interviste, dovremmo concludere che le variabili soggettive che entrano in gioco sono cosi' numerose che e' impossibile rispondere con un si' o con un no a questa domanda, ma "che tutto puo' essere".
Il legame affettivo che per alcune persone e' la conditio sine qua non per abbandonarsi all'esperienza sessuale, o che per lo meno la facilita, è addirittura di ostacolo per altre persone che perdono la capacita' di reagire in modo sessualmente adeguato proprio quanto instaurano un legame sentimentale significativo o nel corso di esso, mentre magari al di fuori di esso possono mantenere una pronta reattivita' sessuale.
Ecco il caso dell'uomo che, sessualmente funzionante e orgasmico fino a quando ha adottato un comportamento da Don Giovanni, fuggendo alle prime avvisaglie di coinvolgimento affettivo e di stabiizzazione del rapporto, appena accetta di impegnarsi in una relazione, stanco del continuo peregrinare e sospinto magari da un bisogno interno di maturazione, accusa progressivamente una disfunzione del desiderio sessuale, una  disfunzione erettile o una quasi impossibilita' di raggiungere l'orgasmo e l'eiaculazione durante i rapporti con la partner, mantenendola però nella masturbazione solitaria.

In modo ancora piu' netto e piu' triste, l'approfondimento del  rapporto d'amore con la propria partner può portare ad una disfunzione erettile che si mantiene irreversibile e determina la fine dei rapporti sessuali, per lo meno fino a quando non si viene  sottoposti a terapia.
Sul versante femminile posso citare ad esempio i casi di Paula e Sofia. La prima, giovane e avvenente stilista di moda, nel tempo libero si prostituisce. Spesso reattiva ed orgasmica con i clienti abituali e non, diventa bloccata ed anorgasmica con i ragazzi conosciuti fuori della sua attivita' ed ai quali si lega 
affettivamente. La seconda, anch'essa anorgasmica, e' felicemente sposata  ad un giovane e stimato professionista, sportivo e molto dotato sessualmente, un vero principe delle favole. Nel tentativo di superare questo problema e prima di cercare un aiuto, la coppia ha sfoderato una creativita' e un'abiita' da rendere il kamasutra un libro ricreativo per le scuole elementari, senza alcun risultato, salvo quello di far dubitare della propria virilita' il marito.
Sofia pero' si eccita moltissimo talvolta fino all'orgasmo, suo malgrado, quando le telefona il suo vecchio principale semimpotente, con il quale ha avuto una breve relazione senza amore, prma di conoscere suo marito, e del quale pero' rifiuta regolarmente le proposte oscene.

 

L'esigenza di amare sempre e comunque il proprio partner sessuale e' indice di maturita', insicurezza o altro?

La psicoanalisi che nelle sue teorizzazioni vecchie e nuove offre, a mio giudizio, il quadro esplicativo piu' completo e coerente dei fenomeni di cui abbiamo parlato prima, indica proprio nell'integrazione fra le componenti affettive e quelle sessuali l'ideale della maturita' psicosessuale umana e quello di una relazione d'amore matura.
Solo all'interno di questa integrazione, mai del tutto e mai definitivamente raggiunta, l'individuo puo' ottenere la massima esperienza di piacere e soddisfazione possibile all'interno di una relazione psicofisica con un altro essere umano.
All'interno di quest'ottica, quindi, e' piu' che comprensibile e sicuramente indice di maturita' il fatto che una persona, dobbiamo dire piu' la donna che l'uomo, tenda a coniugare sesso e amore.
Ma se dalla tendenza all'integrazione passiamo alla necessita' di amare ad ogni costo, allora sotto questa posizione possono nascondersi motivi e tendenze, piu' o meno nobili e mature. Possiamo andare dalla piu' lievi, quali la necessita' della persona di ammantare di sentimento, anche la semplice attrazione e il desiderio sessuale, in relazione magari all'educazione familiare o religiosa ricevuta e, passando attraverso il sesso vietato, peccaminoso e sporco, arrivare a gravi sensi di colpa e al masochismo.
Un caso che ricordo mi fece capire un po' cosa deve provare chi scava sotto le macerie per liberare qualcuno, fu quello di una ragazza di 23 anni, Anna.
Si presento' lamentandosi di esser frigida e di provare un senso di depressione ed infelicita' opprimente. Amava moltissimo il suo ragazzo ma sentiva che non riusciva a dargli quello che avrebbe voluto e che lui magari si aspettava; avevano deciso di sposarsi da li' a 6-7 mesi, era sempre stato il suo sogno, ma invece si sentiva sempre piu' depressa ed infelice.
Nell'arco di 10-12 sedute fra pianti e silenzi piu' o meno astiosi, venne fuori un quadro molto meno iddilliaco e rassicurante, che rendeva ben conto degli stati d'animo di Anna e della sua "frigidita'". Il suo "ragazzo" aveva ben 16 anni piu' di lei e frequentava da sempre la sua casa come amico del padre. Intorno ai 13 anni Anna inizio' a manifestare qualche lieve poblema alla colonna vertebrale e questi, che era un professore di educazione fisica, comincio' ad insegnarle qualche esercizio per irrobustire i muscoli della schiena. In breve Anna si ritrovo' stuprata dall'amico del padre, che la sodomizzo', rassicurandola sul fatto che voleva preservare la sua verginita'. Lei lo senti' meno grave rispetto alla penetrazione sul "davanti", cosi' continuarono i loro rapporti, con l'uomo che la sodomizzava masturbandola ed Anna che con il suo segreto, si sentiva piu' grande e importante, con le sue amiche e a casa, ma allo stesso tempo imbarazzata nei confronti dei suoi genitori e sopratutto del padre. A poco a poco si convinse che questo era l'uomo della sua vita, che lo amava, che si sarebbero sposati.    
Col passare degli  anni le loro abitudine sessuali rimasero invariate, ma Anna comincio' ad avere sempre piu' difficolta' a raggiungere l'orgasmo; comincio' a sentirsi sempre piu' scontenta ed infelice, a sentirsi "frigida" al punto che il "fidanzato" non la masturbava neanche piu', "tanto non serviva a niente": la sodomizzava a freddo e basta.
Fissare la data del matrimonio fu troppo e il peso da sopportare eccessivo, qualcosa dentro di lei comincio' a scricchiolare. Le ci volle un bel po' per accettare come erano andate le cose.
L'abuso di cui era stata oggetto, il suo ruolo nella seduzione, il triangolo edipico con i genitori, la colpa schiacciante e al tempo stesso la gioia di fargliela sotto il naso.
Quando capi' la profonda immaturita' dell'uomo, che dopo 10 anni continuava ancora a sodomizzarla condannandola ad un copione incancrenito, qualcosa si libero' dentro di lei permettendole di tornare a respirare. 

 

Nella scelta quindi che una donna puo' fare di rimanere in astinenza perche' non innamorata, quali fattori possono entrare in gioco?

Per prima cosa bisogna sgombrare il campo da cose dette e ridette ma sempre attuali: cioe' i condizionamenti storici culturali e sociali che hanno gravato e gravano sulla donna per quanto riguarda l'esercizio della sua sessualita'. Fra la donna madre e moglie, a cui l'esercizio della sessualia' era riconosciuto ai fini procreativi e la donna che puo' liberamente manifestare la propria sessualita', c'e' ancora di mezzo una "donna puttana" di troppo. Ancora oggi, molti ragazzi che mi capita di vedere in consulenza sono spaventati da una ragazza che si concede subito. "Ci si puo' fidare?", questo e' il dubbio che trapela piu' o meno velatamente dalla parole e dagli sguardi. Per non parlare del rischio di gravidanza.... 
Quindi la donna che aspetta di sentirsi innamorata piu' o meno inconsapevolmente puo' aver interiorizzato le istanze culturali e sociali di condanna e aspettare di sentirsi "autorizzata" anche dal suo interno.
Premesso cio', nonostante tanti cambiamenti nei costumi e nelle modalita' d'approccio e' l'atmosfera di base che a tutt'oggi la donna respira, l'astinenza cosi' motivata proprio ai giorni d'oggi, potrebbe essere il tentativo da parte della donna di riguadagnare la giusta distanza dall'uomo. Cosi' come nell'ambiente fisico non potremmo muoverci efficacemente se non avessimo contemporaneamente coscienza del nostro corpo e dell'ambiente che ci circonda, cosi' ne' la donna ne' l'uomo potrebbero muoversi efficacemente nella relazione se, in qualche modo, non riuscissero a mantenere un giusto equilibrio fra la coscienza dei propri bisogni e quelli del partner.
Questo porta a pensare che per la donna, che almeno nella nostra societa', corre pur sempre molto piu' dell'uomo il pericolo che i suoi bisogni possano essere soverchiati da quelli dell'altro, un momento di pausa sia talvolta quanto mai indicato per imparare ad ascoltare e ritrovare il proprio filo, facendone un po' una bussola per meglio orientarsi nei rapporti con l'altro sesso.
L'astinenza quindi in mancanza di un'esperienza soggettiva di innamoramento puo' essere il tentativo di sottrarsi alla frammentazione, a un vuoto che potrebbe farsi dilagante, che puo' arrivare fino a spegnere la sensibilita' del corpo lasciando magari solo rancore e umiliazione.
La condizione di sentirsi innamorata puo' venire identificata con una situazione in cui i suoi bisogni siano tenuti nella giusta considerazione. Naturalmente, tornare sulla scena per cosi' dire, puo' essere un processo piu' o meno lungo e laborioso, in cui non bisognava sottovalutare l'elemento "fortuna" ad esempio l'imbattersi in una persona piu' positiva che un'altra. 
L'impressione e' che piu' e' lungo il periodo in cui si rimane in astinenza e piu' sia facile che entrino in gioco meccanismi difensivi dettati dall'esigenza profonda di evitare l'angoscia collegata all'esercizio della sessualita' con tutto quello che cio' comporta.
Non e' possibile pensare che una persona possa rimanere per anni e anni sola e in astinenza sessuale semplicemente perche' non "trova" da innamorarsi. Se qualcuno ci dice che ha girato tutta la citta' cercando dei pasticcini e non li ha trovati, bisogna cominciare a pensare che sia andato a cercarli nei negozi sbagliati. Al limite estremo possiamo trovarci davanti a donne di 35/40 anni che non hanno mai avuto ne rapporti sessuali ne' affettivi giustificandolo anch'esse col fatto che non si sono mai innamorate.
Si ha la penosa sensazione di un elefante che si nasconde dietro un filo d'erba. 
Nel caso di Giovanna, una ragazza alta e magrissima che si presenta con il corpo talmente infagottato da non lasciare  intravedere alcuna forma, il fattore cruciale fu individuato nell'inconsapevole seduttivita' paterna. Il padre, che quando Giovanna aveva 3-4 anni si ammalo' di cancro poi superato,  si era legato intanto cosi' fortemente alla figlia, da pregiudicarne la maturazione psicosessuale; come divenne chiaro, col progredire dei colloqui, i ragazzi che si innamoravano di lei, le procuravano prima nervosismo, poi rabbia e infine venivano allontanati. Il tutto inconsapevolmente.

 

Una vita sessule piu' libera offre maggiori opportunita' di incontrare l'amore o e' dispersiva? Si puo' capire facendo l'amore se si ama una persona?

E' possible amare davvero un uomo con il quale non si sia condiviso il piacere? E' possibile non amare chi ci ha travolti sessualmente?

L'astinenza di mesi o anni, dopo un periodo di regolare attivita' sessuale, puo' rendere problematica una sua ripresa o puo' offrire vantaggi ?

Secondo alcuni eccitazione ed orgasmo, per quanto ricercati in coppia, costituiscono un'intensa esperienza solitaria, un dilagare di pulsioni anche aggressive e distruttive dalle quali l'IO e' momentaneamente invaso, destrutturato ed annientato ("la piccola morte" secondo i francesi).
In questo senso l'Altro e' soltanto un essere accanto al quale si possa liberamente lasciarsi andare, per poi accanto a lui e attraverso di lui, "ritornare al mondo", risorgere dopo il piacere.
In queso contesto si puo' parlare di amore o sono sufficienti l'attrazione fisica ed una conoscenza non necessariamente profonda?



Nella sua esperienza di Terapeuta ha riscontrato differenze nel coniugare la dimensione sessuale con quella relazionale ed affettiva tra uomini e donne? Puo' citare ad esempio una sistuazione che sia allo stesso tempo semplice ed esemplificativa?  


Una vita sessule piu' libera offre maggiori opportunita' di incontrare l'amore o e' dispersiva? Si puo' capire facendo l'amore se si ama una persona?

Tenendo presente quanto detto prima, bisogna poi distinguere fra pseudo-disponibilita' e disponibilita' autentica. Quest'ultima implica la capacita' di saper mantenere la giusta distanza, di cui si parlava, fra conoscenza dei propri bisogni e coscienza di quelli dell'altro, in modo da non soverchiare l'altro, ma neanche da esserne soverchiati ed invasi a nostra volta. Questa forma autentica di disponibilita' puo' permettere alla donna di non perdere il senso dell'esperienza favorendone l'ulteriore maturazione.
Non si tratta quindi di una disponibilita' incondizionata: la donna che si avvicina a questo ideale sapra' concedersi o negasi quando ne intuisce l'opportunita'.
La sua disponibilita' potra' servire da scandaglio per saggiare quella dell'altro e in questo senso sara' realmente piu' favorita nell'instaurare rapporti d'amore. Piu' il sesso agito sara' invece strumentalizzato da bisogni interni di altra natura e piu' ci si allontana da questa possibilita'.

Nel caso di Claudia la "liberta' sessuale" si consuma in questa seconda dimensione. L'insicurezza nei suoi mezzi seduttivi e nella sua "reale" amabilita', la spinge ad iniziative fuori luogo, per cui gli uomini che la attraggono cacciati, aggrediti e soverchiati dalla sua "disponibilita'", in breve spariscono, lasciandola sempre piu' sola e amareggiata.
L'idea poi di cercare di capire se si ama un uomo facendo l'amore con lui, costituisce in genere un alibi ed una mistificazione di propri bisogni: se si fa l'amore in questo caso lo si fa per tutt'altre ragioni.

 

E' possible amare davvero un uomo con il quale non si sia condiviso il piacere? E' possibile non amare chi ci ha travolti sessualmente? 

Se definiamo il vero amore rimanendo all'interno delle formulazioni psicoanalitiche sull'amore, che lo considerano, a cominciare da Freud, come un sentimento che lega due persone tendente all'unione sessuale, dobbiamo dire che il primo tipo di amore, che verrebbe supportato dalle correnti affettive che pero' non porebbero integrarsi con quelle sessuali, rimarrebbe fortemente incompleto e mutilato.
Naturalmente questo non vuol dire che tutti i ragazzi che, ancor oggi, e ce ne sono, chiedono alle ragazze di concedere la classica "prova d'amore" siano tutti "psicoanalisti".
Allo stesso modo la sessualita' da sola per quanto travolgente non basta a qualificare un rapporto come rapporto d'amore o ad innescarlo. Certamente l'esperienza di un intenso piacere tende a creare attaccamento e l'attacamento e' una delle dimensioni dell'amore, ma non e' l'unica.
Cio' non toglie pero', che un piacere "travolgente" non possa essere la spia di un rapporto che potrebbe evolvere in questo senso.
Mi viene in mente a questo proposito un episodio riferitoci da Pasini durante un seminario.
Una collega gli aveva confidato che trovandosi a Firenze ebbe un'avventura durante la quale qualcosa la indusse a fantasticare che l'uomo che stava facendo l'amore con lei fosse proprio il "mostro di Firenze"; come risultato ne ebbe quello che defini' il primo vero orgasmo della sua vita.
Si innamoro' poi questa collega del suo "mostro"? Sarebbe interessante chiederglielo.

 

L'astinenza di mesi o anni, dopo un periodo di regolare attivita' sessuale, puo' rendere problematica una sua ripresa o puo' offrire vantaggi?

Tutto dipende chiaramente dai motivi che l'hanno indotta o provocata. Esemplificando possiamo, anche se un po' grossolanamente, distinguere fra l'astinenza che e' stata in qualche modo il prodotto di una scelta, anche se al limite illusoria, ma in cui comunque l'IO della persona ha conservato il senso di una propria forza e attivita', dall'astinenza subita che puo' associarsi a sensazioni di debolezza e di impotenza (e non intendo sessuale), di costrizione, di rifiuto.
In genere e' piu' facile riemergere dal primo tipo di astinenza magari piu' maturi e reattivi, mentre nel secondo caso e' piu' alto il rischio di scoprirsi poi disfunzionanti.

 

Secondo alcuni eccitazione ed orgasmo, per quanto ricercati in coppia, costituiscono un'intensa esperienza solitaria, un dilagare di pulsioni anche aggressive e distruttive dalle quali l'IO e' momentaneamente invaso, destrutturato ed annientato ("la piccola morte" secondo i francesi).
In questo senso l'Altro e' soltanto un essere accanto al quale si possa liberamente lasciarsi andare, per poi accanto a lui e attraverso di lui, "ritornare al mondo", risorgere dopo il piacere.
In queso contesto si puo' parlare di amore o sono sufficienti l'attrazione fisica ed una conoscenza non necessariamente profonda? 

Direi che il riferimento nell'intenzione di chi ha redatto questo reportage immaginifico ed interpretativo e' al vissuto maturo del rapporto sessuale, dove la maturita' e' contrassegnata, come sappiamo, dal potersi abbandonare all'altro mantenendo la propria individualita' e quindi anche la propria solitudine. Essendo pero' sostanzialmente uno schema puo' adattarsi altrettanto bene sia ad un rapporto sessuale che avvenga all'interno di un rapporto, sia ad uno dettato dalla semplice attrazione fisica in cui nessuno vieta ad una persona, che sappia abbandonarsi senza timori di smarrirsi, di vivere il tipo di esperienza descritta.
Certamente e' difficile pero' sottrarsi all'impressione, sostenuta anche dai resoconti delle persone, che un rapporto d'amore ed una conoscenza piu' profonda, pur nella comprensibile variabilita' delle situazioni, rendano in genere questo tipo di esperienza piu' facile, appagante e completa nelle sue varie dimensioni.

 

Nella sua esperienza di Terapeuta ha riscontrato differenze nel coniugare la dimensione sessuale con quella relazionale ed affettiva tra uomini e donne? Puo' citare ad esempio una situazione che sia allo stesso tempo semplice ed esemplificativa?   

Una prima differenza la introduce il fatto che, mentre come abbiamo visto l'esperienza del sesso per il sesso e' problematizzata nella donna da retaggi di ogni tipo, nell'uomo questo e' considerato un comportamento naturale, interiorizzato da sempre. Ci sono poi differenze marcate nell'eta' adolescenziale.
Il ragazzo ha bisogno di conferme che riguardano soprattutto la sua identita' sessuale.
Il dubbio sottostante che ha bisogno di rassicurazione potrebbe essere cosi' formulato: "Il mio pene funziona, sempre, con tutte?"; da qui il fatto che tende a confermare la sua identita' sessuale attraverso il numero dei rapporti sessuali che riesce in qualche modo a mettere al suo attivo.

L'ideale e' il classico Don Giovanni.
La ragazza cerca invece l'amore, il legame affettivo, vive il fascino della seduzione, trae conferma dal fatto di piacere, dall'essere corteggiata da molti ragazzi, a livello piu' profondo si identifica con la madre e l'oggetto della sua rassicurazione e' il vedere che riesce attraverso la seduzione, a farsi scegliere dall'uomo-padre.
Le differenze tendono a scomparire in un'eta' piu' matura; infatti entrambi dopo questa specie di prova generale dell'entrata in societa', possono assumere ruoli sociali piu' importanti, quindi cercano stabilita' relazionale ed affettiva.
Anche l'aspetto puramente sessuale tende ad unificarsi.  
La donna diventa in qualche modo piu' disponibile ai rapporti sessuali e l'uomo, se tutto e' andato bene, ha molto meno necessita' di mettersi alla prova.
Da entrambi viene posto come un problema di maturita', pur con differenze di ceti, cultura etc.
Questo quadro che ho tracciato emerge in modo tipico quando si crea una disfunzione.
Vediamo il caso di Giorgio, un ragazzo torinese di 28 anni che ha un rapporto affettivo con una ragazza di 31 anni.
Quello che era una lieve eiaculazione precoce, si era tramutato negli ultimi mesi in un problema eiaculatorio grave. Giorgio evita di penetrare la sua ragazza perche' sa che non ce la farebbe. Si limita al petting, comprendente la masturbazione reciproca. 
Reazione della ragazza: "ecco pensi solo ai fatti tuoi, di me non t'importa, non mi cerchi, non mi desideri piu'".
Reazione di Giorgio: disappunto, senso di impotenza; comincia a balenargli in testa, anche se non l'accetta, l'idea di andare con altre donne. 
"Prima a Torino mi sentivo in gamba, gli altri mi stimavano, ora mi sento uno che non sa fare niente". Tipicamente quindi la ragazza pone l'accento sul non essere considerata e desiderata, Giorgo sul non funzionare come si "dovrebbe" e alle "prove" che potrebbe fare per rassicurarsi.
Il discorso ci porterebbe lontano, comunque, fra i tanti aspetti, non possiamo non pensare al significato adattativo, banale ma non per questo meno vero, che potrebbe avere avuto in senso evolutivo una spinta sessuale maschile che da', nell'insieme, la sensazione di essere un po' piu' urgente e un po' piu' disancorata dai rapporti affettivi di quella femminile, oltre che piu' resistente ai fattori disturbanti.
La prole, in qualche modo, era garantita ma e' la donna che doveva assicurarne la sicurezza nella crescita e la sua sensibilita' affettiva ed ai legami, l'attenzione al rapporto con l'uomo, funzionavano egregiamente in questo senso.
Riguardo all'esempio poi, la clinica ci viene in soccorso con una osservazione che durante le terapie sessuali di coppia capita frequentemente di  fare. Se nel corso della mattina ad esempio c'e' stata una lite o una discussione fra i coniugi, puo' succedere che nella serata l'uomo cerchi sessualmente la moglie allo scopo di far pace. Un'iniziativa di quest tipo difficilmente pero' e' coronata da successo. La struttura della donna e' tale per cui prima si fa pace e poi magari si fa l'amore. La sua diversita' psicoficsica porta l'uomo a credere che anche la donna possa mantenere la sua disponibilita' sessuale, pur in presenza magari di rancore e aggressivita', ma e' una presunzione spesso infelice, perche' per lei il sesso e' piu' subordinato alla qualita' del rappoto di quanto non sia per lui.
Il risultato sara' magari che la donna lo sentira' ancora piu' insensibile e legato all'egoismo dei suoi sfoghi, mentre l'uomo si sentira' amareggiato e frustrato, a causa del rifiuto subito da quello che viveva come un tentativo sincero di ristabilire l'armonia. 


E per finire qualcosa di più leggero. Lei opera da molti anni come Psicoterapeuta e Sessuologo a Bologna. Per quanto  concerne specificamente la sua professione di Sessuologo, ha incontrato qualche difficoltà nello svolgerla in un centro, sì metropolitano, ma ristretto rispetto ad altri? In altre parole in una grande città l'opera del Sessuologo è più facilitata o richiesta, escludendo il mero dato numerico degli abitanti ma pensando a un certo anonimato che questa permette?

Sicuramente in un piccolo centro operare come sessuologo non deve essere facile, già non lo è come psicologo, anche se è una figura molto più diffusa e accettata. Prova ne sia il numero di persone che richiedono un consulto sessuologico a Bologna venendo da città vicine, non proprio piccole, come Modena o Ferrara, non tanto perchè lì ci sia carenza di sessuologi, ma perchè si sentono troppo conosciuti ed esposti per muoversi liberamente. Per chi opera però come sessuologo a bologna o in città di media grandezza, pensando anche a qualche città del Sud, il problema non mi risulta, escludendo naturalmente la cerchia più o meno vasta dei conoscenti; ma questo è un problema che si avvertirebbe ovunque. Naturalmente bisogna tener conto che Bologna è una città particolare a cui affluiscono per studio, lavoro o per scelta, persone da ogni parte d'Italia e non solo. Non sono pochi i manager che ho conosciuto e che per lavoro viaggiano in tutto il mondo, che hanno scelto questa città come base abitativa per la propria famiglia, proprio per la media grandezza e per l'atmosfera che vi si respira, e, questa dimensione nel suo piccolo cosmopolita, arricchisce il tessuto culturale e sociale della città.

 

Notizie sugli autori

Dr.ssa Daniela Rossi:
Psicologa, giornalista e pittrice. Nata a Sanremo, si è laureata in Psicologia all'Università La Sapienza di Roma. Come psicologa la sua formazione professionale e' stata in parte influenzata dalle difficolta' di linguaggio del figlio, che l'hanno portata ad approfondire le problematiche legate al ritardo nelle abilita' comunicative e le tecniche di ludoterapia ed arteterapia.
Come giornalista ha collaborato a quotidiani e periodici (Repubblica - Cosmopolitan - Il Lavoro - Marea - Donna e Mamma - Vivere sani)  con articoli ed inchieste su temi di sessuologia, sociologia, scienze e pedagogia.
Come grafica e pittrice ha realizzato scenografie per teatri ed emitenti private ed illustrato testi per bambini, esposto i suoi quadri in varie città italiane e estere, realizzato trompe l'oeil e Murales per alberghi, giardini, enti Pubblici. 
Ha esordito con il libro "Il mondo delle cose senza nome" (Fazi editore 2004), tradotto in varie lingue e vincitore dell Premio Anima 2005 per la Letteratura, da cui  è stato tratto il film "Tutti i rumori del mondo" con Elena Sofia Ricci, trasmesso dalla Rai nell'autunno 2007 e uno spettacolo  teatrale prodotto dal Teatro dell'Opera di Roma. Nel 2007 ha pubblicato "Il merlo Indiano" e nel 2008 "Il sacerdote e il kamikaze", con la prefazione  di Walter Veltroni.

Dr. Antonio Grande - Bologna
Specialista in Psicoterapia e in Sessuologia Clinica - Diagnosi, Consulenza e Terapia delle Disfunzioni sessuali maschili, femminili e di coppia.                                                                                                                 Direttore del Centro studi di Psicoterapia "Arca" e Direttore Scientifico della Rivista di Psicologia Psicoterapia e Sessuologia "ARCA ".

 

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