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TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE: LE ORIGINI

I PRESUPPOSTI TEORICI E SPERIMENTALI DELLA TERAPIA COMPORTAMENTALE

 

Dr. Antonio Grande e Dr.ssa Gabriella Ranalli - Psicologi Psicoterapeuti Bologna

 

Quali sono le origini della Terapia Cognitivo- Comportamentale ?
Cosa si intende per Controllo del  Comportamento?
Paure e Fobie: quali sono le loro cause secondo il primo Comportamentismo?
Come vengono spiegati i disturbi e le sofferenze psichiche?


La  Terapia Cognitivo-Comportamentale affonda le sue radici nei primi decenni del secolo scorso, quando all'interno della psicologia sperimentale nacque e si strutturò il  movimento Comportamentista..Considerando che i fenomeni del mondo psichico  non potevano essere misurati e quantificati attraverso metodologie sperimentali, il comportamentismo giudicò privi di valore questi fenomeni, che venivano studiati attraverso l'introspezione, e sostituì il loro studio  con quello dei comportamenti direttamente osservabili.
Nella visione dello psicologo comportamentale sono gli stimoli ambientali a determinare strettamente il comportamento umano e i processi di apprendimento. Il controllo degli stimoli porta con sé il   controllo del comportamento. Gli esperimenti condotti in laboratorio sulle cavie, nei quali attraverso il controllo degli stimoli loro somministrati, si riusciva a condizionarne il comportamento, furono portati a riprova del fatto che il comportamento poteva  essere modellato in modo automatico e senza partecipazione volontaria del soggetto.
Il paradigma di base cui il primo comportamentismo fa riferimento è quello del Condizionamento Classico, che si basava su osservazioni di questo tipo: se un evento che evoca nell'organismo una risposta che non sia frutto di apprendimento, come ad es. una goccia di limone versata sulla lingua che normalmente produce salivazione, viene costantemente associato ad un altro  che normalmente non la produce, continuando nell'esempio una nota musicale ottenuta  premendo il tasto di un pianoforte,  il risultato sarà che si produrrà un processo di apprendimento, per cui il solo ascolto della nota produrrà  il  fenomeno della salivazione. L'apprendimento veniva quindi spiegato come frutto dell' accostamento fra lo stimolo incondizionato ( vedi la goccia di limone ) e quello condizionato ( la nota ), che acquistava la capacità, non presente  prima del condizionamento,  di evocare risposte che  l'organismo era già in grado di produrre ( ad es. la salivazione ).

Nel 1924 Watson e Rayner  studiarono questo paradigma utilizzando come soggetto dell'esperimento, non senza una certa incuranza deontologica, non la solita cavia ma un bimbo di 11 mesi. Questo esperimento è conosciuto in psicologia come il caso del piccolo Albert. Posto che un suono violento ( vedi la goccia di limone)  produce normalmente nei bambini una risposta di paura, fu inizialmente presentato al bambino un topolino, che fu piacevolmente accolto, tanto che Albert  ci si mise subito a giocare.  Appurato che il topolino non suscitava nel bambino alcuna risposta di paura, si fece in modo che ogni volta che Albert toccava il topolino, venisse prodotto un suono improvviso e violento alle sue spalle. Il risultato fu che il bambino, alla fine, scoppiava a piangere alla sola vista del topolino, sviluppando un' analoga risposta di paura nei confronti di stimoli che assomigliavano in qualche modo al topolino, quali batuffoli di cotone, conigli, cani, ecc. Questo è quindi il meccanismo con il quale il primo comportamentismo spiegava, ad es., la generalizzazione delle paure e lo sviluppo delle fobie. Per quanto suggestivo potesse essere questo paradigma del condizionamento classico, ben presto però se ne videro i limiti nello spiegare i complessi fenomeni dell'apprendimento  e successivamente altri  due meccanismi furono chiamati in causa nei decenni successivi:
 il Condizionamento Operante che vedremo subito, e, all'incirca negli anni '70 il Modellamento,  di cui ci occuperemo in seguito.

 il Condizionamento Operante: In  questo paradigma comportamentale,  il soggetto è inteso come un organismo attivo che seleziona i suoi comportamenti in base alle risposte che questi suscitano nell'ambiente. Fondamentalmente si fa riferimento all'esperienza di  ognuno di noi, per cui in genere un comportamento che porta ad un esperienza piacevole o positiva (rinforzo positivo nel linguaggio comportamentale), tende ad essere riprodotto, mentre uno che porta ad una conseguenza negativa, ad es. una punizione, invece no. A livello di psicologia sperimentale, una cavia che casualmente ottiene del cibo premendo una leva, tende ad apprendere questo comportamento e a produrlo quando desidera del cibo, come anche impara ad evitare di premerne un'altra o di seguire un certo percorso, quando a questi  eventi viene associata  ad es. una scarica elettrica.
Dall'intrecciarsi  del condizionamento classico con quello operante si pensò quindi si potessero spiegare un maggior numero di comportamenti. Con questi meccanismi si spiegava ad es. il fatto che un bambino arrivasse a temere le situazioni che rendevano necessaria la separazione dalla madre se aveva imparato a ricevere gratificazioni dalla madre quando si rifiutava di staccarsi da lei. Il bambino ad es. può  accampare scuse per non andare a scuola e la mamma, premurosa e iperprotettiva, le accetta tranquillamente, coccolandolo. In questo senso andare a scuola implicherebbe perdere i rinforzi positivi offerti dalla madre, mentre un risultato opposto secondo i principi del condizionamento si otterrebbe se nel bambino venissero gratificati i comportamenti di separazione dalla madre e di autonomia, e  puniti gli altri.
All'interno di questo paradigma, in assenza  di qualunque tipo di rinforzo, positivo o negativo che sia, non si realizza nessuna forma di apprendimento. Anche se  viene riconosciuta l'esistenza  dei processi di pensiero, né ad essi né ai  meccanismi operanti all'interno dell'organismo, né tanto meno alla struttura di personalità viene attribuita alcuna  importanza. I disturbi (ad es. i disturbi d'ansia e quindi, nel linguaggio di oggi, il panico, l'agorafobia, le fobie  sociali e specifiche, ecc.)  e le sofferenze psichiche in genere, vengono considerate esclusivamente risposte inappropriate a determinati stimoli ambientali, risposte inappropriate evidenziabili  solo attraverso i comportamenti osservabili. Ne consegue che il fine della psicoterapia è la modificazione dei comportamenti osservabili non desiderati.

 

Dr. Antonio Grande: Opera a Bologna dal 1980. Laureato in Psicologia (Univ. Padova) ed in Pedagogia (Univ. Bologna), ha seguito una prima formazione post-universitaria in Riabilitazione e Psicoterapia del Linguaggio e poi, sviluppando e approfondendo i propri interessi, Specializzazioni e Formazioni, al minimo quadriennali, in Psicoterapie Dinamiche Brevi, in Psicoterapia Ipnotica, in Psicoterapia Psicoanalitica e in Consulenza Sessuale e Sessuologia Clinica. Già direttore del Centro di Psicologia Applicata, è attualmente direttore del Centro Studi di Psicoterapia "Arca" e direttore scientifico della Rivista di Psicologia Psicoterapia e Sessuologia "ARCA ".

 

Dr.ssa Gabriella Ranalli

 

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