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TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE: INDICAZIONI E CONTROINDICAZIONI 

 

Dr. Antonio Grande e Dr.ssa Gabriella Ranalli - Psicologi Psicoterapeuti Bologna

 

 

In quali disturbi   può trovare indicazione  un trattamento cognitivo comportamentale?                               
In quali disturbi non è  invece consigliabile?
Quando un trattamento cognitivo comportamentale va considerato con cautela?
                                                                                                                              

Per quanto riguarda le indicazioni, la terapia cognitivo comportamentale ha dimostrato  di  poter essere utile nel trattamento   dei  disturbi depressivi di tipo distimico, nelle disfunzioni sessuali (sempre  che non si appoggino su problematiche individuali o di coppia rilevanti), e nel gruppo  dei disturbi a cui fanno capo la balbuzie, l'enuresi e i tic (ad esclusione della sindrome  di Gilles de la Tourette). Altro campo importante di applicazione è costituito dal trattamento dei disturbi d'ansia (disturbo di panico con o senza agorafobia, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie sociali e specifiche etc.), tenendo conto però che soprattutto per quanto riguarda il disturbo di panico e l'agorafobia gli sviluppi più recenti, in linea con la ricerca di una sempre maggiore efficacia terapeutica, hanno portato all'elaborazione di un trattamento integrato in cui le tecniche cognitivo-comportamentali si affiancano al training autogeno, all'ipnosi, all'emdr e a modalità terapeutiche normalmente proprie della psicoterapia psicoanalitica, miranti a sviluppare le capacità riflessive e di introspezione.

Interesse ha poi suscitato il tentativo di  coniugare le tecniche cognitivo comportamentali con le metodologie di rilassamento nel trattamento di vari disturbi psicosomatici e nel controllo della sofferenza psichica e del dolore  associate a disturbi fisici.

Recenti sono i tentativi di applicare, all'interno di un programma di cui fanno parte insieme alla terapia familiare, le tecniche cognitivo comportamentali al trattamento dei disturbi  bipolari dell'umore, programma che ha lo scopo di facilitare la comunicazione all'interno del gruppo familiare e fornire strumenti utili per la stabilizzazione dell'umore e la prevenzione degli episodi maniacali e depressivi, attraverso  ad es. la promozione di comportamenti regolari nel sonno, nell'alimentazione ed in  generale nelle attività quotidiane. 

Di una qualche utilità si è dimostrata la terapia cognitivo-comportamentale  nei disturbi schizofrenici, all'interno però di contesti familiari o istituzionali, mentre sotto forma di  terapia individuale in quest'ultimi  tipi di disturbi appare nettamente controindicata.


In sintonia con le linee guida suesposte, appartiene ormai al passato l'entusiasmo suscitato dalle prime applicazioni della terapia cognitivo comportamentale ai disturbi dell'alimentazione. Agli iniziali resoconti di  successi terapeutici, sono seguiti quelli di ricadute  sempre più numerose in pazienti che sembravano essersi avvantaggiati  di questo tipo di terapia,  e via via  che queste casistiche non certo incoraggianti venivano pubblicate,    l'impiego  delle tecniche cognitivo comportamentali in questa tipologia di disturbi è divenuto sempre più cauto e prudente.
La ragione di ciò, come è risultato poi chiaro, risiede  nel fatto che i disturbi dell'alimentazione sono spesso complicati da disturbi di personalità (ad es. dal disturbo borderline di personalità), e questo rende ragione dei risultati poco durevoli della terapia cognitivo comportamentale o  della sua inefficacia.
Sempre per le ragioni suesposte, vanno considerati con cautela  i tentativi  di trattare con la terapia cognitivo comportamentale i disturbi di personalità, i disturbi dissociativi isterici  e i disturbi di conversione. Questi tentativi, pur in atto da anni, sembrano in effetti  ancora troppo “sperimentali” per  poter dire qualcosa di preciso sulla loro reale efficacia.
Per finire, la terapia cognitivo comportamentale si è vista non essere adatta alla cura dei Disturbi da uso di sostanze (oppiacei, cocaina, alcool,ecc.), e come tale, non va consigliata.

 

Dr. Antonio Grande: Opera a Bologna dal 1980. Laureato in Psicologia (Univ. Padova) ed in Pedagogia (Univ. Bologna), ha seguito una prima formazione post-universitaria in Riabilitazione e Psicoterapia del Linguaggio e poi, sviluppando e approfondendo i propri interessi, Specializzazioni e Formazioni, al minimo quadriennali, in Psicoterapie Dinamiche Brevi, in Psicoterapia Ipnotica, in Psicoterapia Psicoanalitica e in Consulenza Sessuale e Sessuologia Clinica. Già direttore del Centro di Psicologia Applicata, è attualmente direttore del Centro Studi di Psicoterapia "Arca" e direttore scientifico della Rivista di Psicologia Psicoterapia e Sessuologia "ARCA ". 

 

Dr.ssa Gabriella Ranalli

 

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In questo articolo abbiamo parlato di: terapia cognitivo comportamentale, disturbi d'ansia, panico, agorafobia, disturbo ossessivo compulsivo, fobie sociali, fobie specifiche, disturbi depressivi, disfunzioni sessuali, problematiche individuali e di coppia, balbuzie, enuresi, tic, sindrome di Gilles de La Tourette, metodi di rilassamento, disturbi psicosomatici, disturbi schizofrenici, disturbi dell'alimentazione, disturbi di personalità, disturbi dissociativi isterici e di conversione, dipendenze patologiche.

 

 

 

 

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