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// Homepage : Psicologia e Terapia della Balbuzie : Stress post-traumatico e Balbuzie

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La Balbuzie in un’esperienza di disturbo da stress post-traumatico
(Uso di EMDR)

 

Dr.ssa Genny Sagona - Psicologo Specialista in Psicoterapia cognitivo - comportamentale Palermo
 

 

L'uso della terapia EMDR nel Disturbo da stress post-traumatico ha una validazione scientifica?

La Balbuzie può insorgere nella pubertà?

La Balbuzie può essere conseguenza di un trauma?

Nella cura della Balbuzie post-traumatica, l' EMDR può essere utilmente associato alle tecniche di rieducazione fonetica?

 

Tutti noi abbiamo vissuto traumi di piccola o di grande portata; tali avvenimenti dolorosi lasciano un’impronta profonda nel nostro cervello. Il solo parlare di un evento doloroso del passato o vedere qualcosa o sentire un odore che ce lo ricorda, attiva la parte profonda del nostro cervello emotivo.

Attraverso la tecnica dell’E.M.D.R. e la stimolazione bilaterale del cervello è possibile non solo recuperare il ricordo traumatico, ma anche riviverlo emotivamente nel presente con il carico di dolore e di sofferenza sperimentate nel passato. Da ciò parte un processo che consente alla persona di elaborare l’evento traumatico in maniera integrata nei suoi aspetti cognitivi ed emotivi; la persona può, in questo modo, cambiare il resoconto di quanto accaduto per farlo diventare più accettabile e più tollerabile nel presente.
L'EMDR è un metodo complesso che unisce elementi originari di orientamenti teorici clinici consolidati, tra cui quelli propri della scuola psicodinamica, cognitivo-comportamentale, ed incentrata sul cliente. Il metodo nasce nel 1987, a seguito di una scoperta occasionale della psicologa Francine Shapiro, la quale notò che i movimenti oculari volontari erano in grado di ridurre l’intensità di pensieri negativi disturbanti. L’EMDR fu dunque inizialmente utilizzato nel trattamento di reduci del Vietnam traumatizzati, e di vittime di aggressioni sessuali ottenendo una notevole riduzione dei sintomi dei loro disturbi da stress post-traumatico (PTSD).
Vari studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia dell’EMDR, nella terapia del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) (Carlson et al., 1998; Marcus Marquis e Sakai, 1997; Rothbaum, 1997; Scheck et al, 1998; Wilson et al, 1995; Wilson et al, 1997) e in tutta una serie di altri disturbi come:
fobie, attacchi di panico, ansia da prestazioni sul lavoro, disturbi da dismorfismo corporeo, traumi nei bambini, riduzione dei dolori cronici e balbuzie. 

Caso clinico di un’ adolescente

L., 15 anni, primogenita, giunge in terapia tramite un incontro fissato dalla madre, durante il quale viene riferito un problema di balbuzie, nata improvvisamente da circa tre anni e che necessita di una risoluzione a breve termine.
A causa delle difficoltà nell’eloquio la ragazza matura un disagio a livello sociale e scolastico che le impedisce di affrontare qualsiasi situazione con serenità.
Il periodo di assessment dura all’ incirca  tre sedute, dipanate in colloquio iniziale con i genitori e con la ragazza, raccolta dei dati anamnestici e testologici, da cui si ricava un quadro preciso della paziente caratterizzato da condizioni di logofobia, ansia,  complessi di inferiorità e disagio emotivo.  
Il lavoro con la ragazza, inizialmente prevede l’uso dell'analisi funzionale del problema che si attua identificando gli antecedenti, ossia le situazioni che elicitano la balbuzie, il tipo di pensiero associato, e le conseguenze. Durante la conversazione, che viene registrata, la paziente sa che vengono monitorati gli episodi di balbuzie e a seguito viene costruito il grafico riportante in ascissa i minuti di conversazione e in ordinata gli episodi di balbuzie, questo è utile anche come automonitoraggio della paziente durante la terapia.
Le situazioni in cui L. non balbetta sono: quando è sola, quando è in compagnia di amici e parla di argomenti neutri o scherza e quando parla con interlocutori poco autorevoli, come i bambini; balbetta, invece, con persone reputate autorevoli, in famiglia, in classe quando parla in pubblico, quando viene interrogata, quando deve leggere dal posto.
I pensieri automatici su di sé sono relativi alla vulnerabilità, non validità, non sicurezza nel mostrare le emozioni, quelli  sugli altri sono relativi al fatto che può essere percepita strana, pazza, mentre gli errori di ragionamento più frequenti sono di “non farcela”.
Viene chiesto a L. cosa si aspetta dalla terapia; l’obiettivo finale, concordato insieme, è la normalizzazione dell’eloquio e il raggiungimento dell’autostima, successivamente la paziente decide di fare un suo percorso personale degli obiettivi da raggiungere (la rappresentazione è sottostante).

Figura 1. obiettivi personali della paziente

Figura 1. obiettivi personali della paziente


L’ obiettivo a lungo termine, riguardante la normalizzazione dell’eloquio e il raggiungimento dell’autostima, può essere perseguito tramite i sotto-obiettivi riguardanti la valutazione del grado di balbuzie, l’ identificazione e la comprensione delle variabili di mantenimento del disturbo, l’identificazione dei principali errori di pensiero e in ultimo il decremento dell’ansia in situazioni specifiche (interrogazione dal posto, lettura dal posto, interrogazione alla lavagna). Il trattamento si svolge secondo un profilarsi di sedute; nella prima fase la paziente viene invitata ad una valutazione della balbuzie, tramite monitoraggio cronometrato e la registrazione, in cui si individuano in media le volte che ha avuto tartagliamento per intraprendere seguitamente il trattamento vero e proprio con le tecniche di instaurazione della fluenza e le tecniche di respirazione. Successivamente, notando una diminuzione repentina della balbuzie e uno scioglimento muscolare del viso, tramite il rilassamento progressivo di Jacobson  si lavora con la paziente per l’identificazione del problema specifico, oggetto della terapia. L. ricorda un evento forte avvenuto circa tre anni prima, ossia il crollo del soffitto di casa, con conseguenze minime dovute alla prontezza dei familiari, ma al quale lei assiste come spettatrice, poiché gli elementi della famiglia erano tutti insieme in camera da letto. Difatti nel lettone dormivano padre, madre e fratellino in centro, l’atro nato da qualche mese nella culla accanto al letto; il crollo di questo soffitto la sveglia, si alza, va  nella stanza e  trova un lago di sangue, la madre con il piccolo in braccio, il secondogenito e il padre non gravemente feriti; l’episodio sembrava essere stato rimosso da tutti e nessuno aveva correlato l’inizio della balbuzie a questo evento. Utilizzando un protocollo strutturato si guida la paziente nella descrizione dell’evento o dell’aspetto disfunzionale, aiutandola a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Le viene chiesto di esporre i suoi pensieri e le sue convinzioni mentre richiama l’aspetto peggiore o più disturbante dell’evento e la si aiuta nell’elaborazione dello stesso, mediante movimenti guidati degli occhi, o altre stimolazioni bilaterali degli emisferi cerebrali. Durante i set di movimenti oculari, la paziente rivive vari elementi del ricordo iniziale; desensibilizzandoli ed elaborando adeguatamente il fatto. L’obiettivo è l’elaborazione rapida delle informazioni relative all’esperienza negativa da parte della paziente, fino ad una sua risoluzione adattiva. Durante l’EMDR la paziente prova emozioni intense, ma al termine della seduta riferisce una notevole riduzione del livello di disturbo associato all’esperienza traumatica. Il trattamento con l’EMDR  dura una decina di sedute in cui vengono affrontati i traumi passati ritenuti rilevanti soprattutto in merito alla balbuzie e ai blocchi avuti a scuola, di cui se ne riporta uno relativo ad una lettura in classe.
Riguardo il problema dell’eloquio, i vissuti riportati sono: mi sento diversa, non capace.

Emozione: rabbia                                    
Identificazione obiettivi: essere più sicura mentre parla
Posto sicuro: strada di campagna con pineta (di seguito riportato)
Evento: legge male a scuola
Immagine peggiore: non ce la faccio, gli altri mi guardano e mi considerano incapace
CN:  NON SO LEGGERE – SUD (unità soggettiva disagio):       
CP: POSSO LEGGERE BENE – VOC: (cambiamento o livello di modifica delle convinzioni):
Emozioni: angoscia, rabbia;                                                
Sensazioni: voce stentata, calore

1° set di movimenti (tapping–oculari); dopo ogni set di movimenti M. legge ad alta voce e si corregge sulla velocità e correttezza
2° set di movimenti oculari: la lettura migliora
Nei set successivi il SUD (unità soggettiva disagio) va da  2 a 0, mentre il  VOC (cambiamento o livello di modifica delle convinzioni) da  4 a 7
In seguito alla rielaborazione di tutti i traumi relativi alle disfluenze  verbali, si installano le risorse riguardanti ricordi positivi (nella nuova scuola va molto meglio, posso trarre soddisfazione anche da attività extrascolastiche),  con movimenti bilaterali delle dita o delle mani brevi e veloci.   –
Dopo il lavoro con EMDR L. ha incorporato uno scenario positivo e il suo eloquio è migliorato, ha raggiunto una maggiore sicurezza nelle relazioni sociali  ed è divenuta più assertiva.

Figura 2 Disegno fatto da L. a conclusione terapia, illustrando il suo stato d'animo iniziale e finale e incorporando il posto sicuro dell'emdr (pineta)

Figura 2 Disegno fatto da L. a conclusione terapia, illustrando il suo stato d'animo iniziale e finale e incorporando il posto sicuro dell'emdr (pineta)

 

Dr.ssa Genny Sagona
Psicologo Psicoterapeuta Cognitivo  Comportamentale - Palermo

genny.sagona@gmail.com

 

 

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In questo articolo si è parlato di: Trauma, Disturbo da stress post-traumatico (PTSD), EMDR, Balbuzie, Cura della Balbuzie, Terapia della Balbuzie, Logofobia, Ansia, Complesso d'inferiorità, Disagio Emotivo.
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