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METODOLOGIA DELLO PSICODRAMMA

 

Dr. Massimo Ventura - Psicologo Psicoterapeuta Bologna

 

 

Scene da uno Psicodramma

Valerio porta in sessione il suo dilemma tra la continuazione degli studi, che lo appassionano, ma che lo fanno sentire "legato" ai suoi familiari, ed un'attività lavorativa che lo renda economicamente autonomo.

Il Protagonista è al centro della scena, vicino a lui il suo alter ego,  cui egli ha dato nome di Rio, più indietro i genitori, interpretati da altri due attori.

Protagonista: (silenzioso, a capo chino)

Rio: (la mano sulla spalla di Valerio): "devi fare la cosa migliore PER TE!"

Genitori: (insieme): noi saremo sempre accanto a te..."
Terapeuta: (dopo un momento di silenzio) "cosa stai provando Valerio..? Se vuoi puoi mettere le tue emozioni in parole..."

Protagonista: "...è proprio questo il punto! Qual'è la cosa migliore per me? (guardando verso i genitori) non so se li voglio SEMPRE ACCANTO A ME..."
Terapeuta: "diglielo Valerio...puoi dirglielo. Rivolgiti a loro e diglielo."
(...)

Il Protagonista in questo caso si relaziona sulla scena con i propri Io Ausiliari, mentre il Terapeuta, in quanto ponte tra la realtà oggettiva e quella soggettiva del Protagonista, si relaziona con Lui, senza però intervenire sulla scena, ma dialogando attivamente con lui e sostenendone le risorse attive e positive.

Serena porta in scena il proprio rapporto conflittuale col padre, dal quale si sente "accettata" come figlia ma non come donna.

La Protagonista in piedi, di fronte al padre. Di fianco a lei, sempre di fronte al padre, il suo alter ego cui ella ha dato il nome di "Composta".

Composta: (al padre): "gli studi vanno bene, esco con gli amici e all'ultimo esame ho preso 28..."
Terapeuta: "è così che sei tu, Serena? Come Composta?

Protagonista: "no, per niente..."

Terapeuta: "Allora diglielo! Dillo a tuo padre! Parlagli! Da donna, non solo come figlia..!"

Protagonista: (al padre, indicando Composta) io non sono così... Lo so che è così che mi vorresti... Vero, io sono ANCHE questo... Ma non solo...!"

Terapeuta: "ancora...continua...coraggio..!"

Protagonista: "...ho un ragazzo! Da due anni! E mi vuole bene! E gli voglio bene anch'io! Ma a te non posso dirlo perché per te divento invisibile se solo sfioro l'argomento... Beh, QUESTA sono io! E non voglio più essere invisibile per nessuno!"

In questo caso la Protagonista gioca contemporaneamente i due ruoli di sé stessa e del proprio alter ego Composta, in alternanza con un'attrice. Il Terapeuta qui aiuta e sostiene l'espressione dei contenuti finora repressi.



In una sessione psicodrammatica di massima, in un gruppo in cui si sia già creata l’atmosfera determinata dalla consapevolezza di essere un gruppo, si inizia con la fase di Riscaldamento in cui i partecipanti (Attori) si ritrovano in cerchio e condividono le esperienze principali, o che li hanno colpiti, dall’ultimo incontro.




Da qui viene poi scelto empaticamente di volta in volta il Protagonista, sulla base del vissuto e della percezione del gruppo di qualche tema emerso come il più “sentito” da tutti. Se il componente prescelto accetta la scelta del gruppo, si procede con la narrazione dettagliata del tema che si intende proporre e, con l'aiuto del Terapeuta, all'attribuzione delle parti (Ruoli) agli attori.



Coloro che non vengono direttamente impegnati sulla scena andranno a costituire l'Uditorio, ugualmente importante, quale Testimone delle vicissitudini del Protagonista.


Il Terapeuta avrà quindi funzione di regista.
In un primo tempo la narrazione sarà portata in scena fedelmente a quanto narrato dal Protagonista, in quanto rappresenta il problema che questi porta.

Successivamente il Terapeuta chiederà al Protagonista se e cosa vorrebbe cambiare della storia che ha portato in scena. Il che equivale ad un tentativo, mediato, di risoluzione del problema, secondo i desideri del Protagonista.

Da lì parte una nuova "stesura" del narrato, dove il Protagonista con l'aiuto del Terapeuta ridefinisce i ruoli sulla scena, tanto il proprio quanto quelli degli attori.

Quando la nuova versione della storia è pronta e rimessa in scena dagli attori, il Protagonista prima vi assisterà dall'esterno, che equivale ad un prendere atto del possibile cambiamento operato nella sua realtà, dopo di che il Terapeuta lo inviterà, se il Protagonista lo desidera, a prendere il proprio ruolo sulla scena e a vivere attivamente la propria storia "modificata".

A volte questo momento coincide col prendere atto, da parte del Protagonista, di proprie insospettate ulteriori risorse per fronteggiare il problema nel mondo reale.

Alla fine della drammatizzazione, la sessione prevede un momento di condivisione gruppale (Sharing) ove il Protagonista ora tace, mentre gli attori, se lo desiderano, potranno esprimere e condividere verbalmente ciò che la partecipazione alla drammatizzazione ha suscitato in loro.

Quanto è stato portato in scena, così come ciò che viene riportato e condiviso dagli attori, non viene ulteriormente analizzato o interpretato.

Ovviamente quanto fin qui riportato, rappresenta, come già detto, solo uno scorcio di massima di quanto può accadere in una sessione psicodrammatica. Tentare di mettere in parole il clima emotivo che di volta in volta spontaneamente si crea rischierebbe di darne comunque un'idea ridotta ed impoverita.

Chi scrive condivide infatti l'idea, diffusa tra gli operatori dello Psicodramma, che questo metodo di indagine psicologica sia più semplice da viversi che da spiegarsi a parole, poiché come direbbe un filosofo, e chi scrive concorda, l'esperienza vissuta può essere riportata ma non trasmessa.


Ciononostante è proprio quello che cercheremo di fare nel prossimo articolo: “Perché lo Psicodramma?”.

 

Dr. Massimo Ventura

Psicologo Psicoterapeuta - Bologna

 

Psicologi Psicoterapeuti Sessuologi
c/o Centro ARCA Bologna 

Consulenze e Terapie  ENTRA
 

 

 

 

 

Psicodramma Bologna

 

 

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