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IL POTENZIALE "BRUCIATO"

 

Dr. Marco Salvatore Colaninno - Pedagogista Psicologo

 

Quando si parla di droga, tutti hanno una propria personale visione; ognuno ha una propria idea, una propria rappresentazione, frutto di esperienze personali, delle informazioni che riceve, o del contesto ambientale in cui si trova. Fino a qualche anno fa si pensava al drogato come a una persona appartenente a particolari ambienti sociali e a una particolare fascia economica; ma nel terzo millennio la droga diventa un genere di largo consumo e in ogni momento eÌ (può) disponibile la sostanza giusta al momento giusto.
La societaÌ odierna fatta di complessità e imprevedibilità costituisce l'habitat perfetto nel quale le droghe trovano una comoda collocazione e i ritmi convulsi della nostra società possono sposarsi con i diversificati effetti delle sostanze, ognuna assunta per scopi diversi. La cocaina eÌ assunta tendenzialmente per fini prestazionali, le droghe sintetiche per evadere cercando una forma di annullamento del seÌ, la Cannabis per combattere in genere l'ansia, lo stress, l'insonnia, ecc. come forma cioè di automedicazione e via dicendo. In questo articolo mi soffermerò proprio su quest'ultima sostanza, che trova molto consenso soprattutto nelle fasce piuÌ giovani della popolazione. A fronte di una disinformazione dilagante sulla tematica droghe, frutto di pregiudizi e stereotipi che nel tempo hanno messo in ombra la conoscenza reale di questo fenomeno, eÌ necessario, oltre che eticamente corretto, fornire un'informazione scientifica aggiornata scevra da opinioni (personali) e basata sui piuÌ recenti studi a riguardo (che possa essere al contempo di stimolo per formulare) piani educativi e di prevenzione efficaci.
Lo studio multidisciplinare degli effetti dell'uso della Cannabis ha portato ad accumulare un'enorme quantità di dati, alcuni anche in apparente contrasto fra loro. Se da un lato ad es. sono confermati gli effetti psicotropi importanti che portano a dipendenza, dall'altro peroÌ ne risulta dimostrato anche il suo potenziale terapeutico.
In questa rassegna mi propongo di illustrare gli effetti psicoattivi che la sostanza ha sul Sistema Nervoso Centrale (SNC) riportando alcune delle ricerche piuÌ importanti degli ultimi anni.
Il metabolita attivo della sostanza si chiama Delta-9-Tetraidrocannabinolo (THC) e rappresenta il principale costituente psicoattivo essendo il primo responsabile dell’attivitàÌ che i derivati della pianta di cannabis esercitano sul SNC di chi li assume. La percentuale presente nella pianta ne definisce la potenza. Gli effetti del THC sono dovuti in gran parte alla sua interazione con i recettori (siti di legame tra le molecole chimiche che permettono la comunicazione tra neuroni) cannabinoidi, sui quali agiscono normalmente gli endocannabinoidi, molecole endogene prodotte dal nostro organismo. Tali recettori CB vengono attivati in maniera diversa a seconda del tipo cellulare, della dose e dello stato di salute dell'organismo. Poiché tali recettori sono presenti anche a livello del SNC, il THC interagisce sulle cellule nervose con gli stessi recettori cui gli endocannabinoidi si legano interferendo con i processi in cui questi ultimi sono coinvolti. Le regioni cerebrali piuÌ densamente popolate da recettori CB sono:

  • il cervelletto, responsabile della coordinazione dei movimenti e del mantenimento della postura corporea e dell'equilibrio;
  • l'ippocampo, implicato negli stati emotivi, nell'apprendimento e nella memoria;
  • la corteccia cerebrale, ovvero la parte piuÌ superficiale dell'encefalo, implicata delle funzioni cognitive superiori quali attenzione e funzioni esecutive (memoria di lavoro, decision-making, controllo del comportamento, ecc.);
  • il nucleo accumbes, responsabile all'interno di un piuÌ ampio sistema di gratificazione e motivazione legato all'apprendimento, alla regolazione del comportamento, ecc.;
  • i nuclei alla base, responsabili del controllo del movimento;
  • l'ipotalamo, responsabile del controllo di numerose funzioni vitali (regolazione temperatura corporea, bilancio idrico, meccanismi di fame e sete, funzioni sessuali);
  • l'amigdala, implicata nelle risposte emotive soprattutto la paura;
  • il tronco cerebrale, regolatore di funzioni vitali quali respiratoria, cardiovascolare, gastrointestinale, ciclo sonno-veglia, controllo della motilitaÌ oculare e della motilitaÌ riflessa indotta da stimoli visivi o uditivi;
  • nucleo del tratto solitario per le sensazioni di nausea e vomito e la sensibilitaÌ viscerale.

Il THC agendo su queste aree cerebrali modifica il turnover di molti neurotrasmettitori (le molecole chimiche attraverso le quali i neuroni comunicano) quali noradrenalina, dopamina, serotonina e acetilcolina e inducendo i seguenti effetti:

  • un senso di elevato benessere, dovuto principalmente ad un aumento del normale rilascio di dopamina;
  • aumento del tono dell'umore;
  • euforia con risate inadeguate e abbondanti;
  • loquacitaÌ;
  • sedazione;
  • letargia;
  • disturbi delle capacitaÌ cognitive, nello specifico compromissione della memoria a breve termine, della capacitaÌ critica e difficoltaÌ nel problem solving;
  • disturbi motori;
  • disturbi delle abilitaÌ psicomotorie, ad esempio la compromissione della coordinazione dei movimenti e l'aumento del tempo di reazione che interferiscono con compiti che richiedono un adeguato livello di vigilanza;
  • disturbi delle capacitaÌ percettive sensoriali, quali alterata percezione dello spazio del tempo e aumentata sensibilitaÌ verso stimoli esterni;
  • modificazione dello stato di coscienza ovvero aumento del flusso di pensiero anche afinalistico;
  • in casi di vulnerabilitaÌ individuale e parentale a disturbi psichici di vario genere si possono presentare esordi acuti di episodi psicotici con comparsa di allucinazione e deliri;
  • possono presentarsi stati d'ansia e attacchi di panico; questo dipende dal grado di esperienza del consumatore con la sostanza d'abuso e da una serie di variabili concomitanti con l'assunzione quali il setting di assunzione, lo stato d'animo dell'assuntore e la dose assunta;
  • occasionalmente di verificano disforia o ritiro sociale.

Questi effetti psicoattivi sono accompagnati da due o piuÌ dei seguenti sintomi che si sviluppano in breve tempo dall'assunzione della sostanza e sono:

  • arrossamento degli occhi;
  • aumento dell'appetito;
  • secchezza delle fauci;
  • aumento della frequenza dei battiti cardiaci.

Accanto a questi effetti acuti, l'assunzione di THC produce una modulazione sovrafisiologica del sistema endocannabinoide e puoÌ portare a dipendenza.
La caratteristica principale di tutte le sostanze che creano dipendenza eÌ la capacitaÌ di aumentare il rilascio di un particolare neurotrasmettitore chiamato dopamina in particolare nel nucleo accumbes. La trasmissione intensificata di dopamina nel cosiddetto sistema di gratificazione eÌ ritenuta la causa dell'effetto piacevole percepito dal soggetto e dell'innesco che motiva il soggetto a perpetuare la ricerca della sostanza.
L'abuso e la dipendenza da cannabis si sviluppano in un periodo di tempo esteso, sebbene c'eÌ sempre un diverso grado di variabilitaÌ individuale. La maggior parte di coloro che diventano dipendenti stabilisce una modalitaÌ d'uso cronico che gradualmente aumenta sia in frequenza che in quantitaÌ. Con l'uso cronico si verifica a volte la perdita di piacere per gli effetti della sostanza stessa, associata a letargia, indolenza, improduttivitaÌ fino ad avere un lieve grado di compromissione delle relazioni sociali.
Diversi studi peroÌ iniziano a parlare di "consumo socialmente integrato" ovvero di un consumo della sostanza che eÌ perfettamente inserito nella routine quotidiana. Alcuni soggetti, una volta appresi gli effetti della sostanza sul proprio corpo, hanno appreso come gestire il quantitativo, la modalitaÌ d'assunzione, il setting, riuscendone a sfruttare gli effetti in maniera del tutto funzionale. Molti ad esempio utilizzano la cannabis, come dicevamo sopra, come forma di automedicazione contro lo stress, l'ansia e l'insonnia senza compromettere i loro impegni lavorativi e accademici, sviluppando delle vere e proprie regole di assunzione personale. Questo eÌ in parte spiegato anche grazie alla capacitaÌ del SNC di compensare delle funzioni compromesse attivando dei network cerebrali di compensanzione alternativi.

Tornando alla nostra trattazione sugli effetti della Cannabis sul Sistema Nervoso Centrale, oltre ad una serie di effetti acuti illustrati precedentemente, gli studi sugli effetti cognitivi dell'uso di cannabis riportano deficit nell'attenzione sostenuta, nell'apprendimento, nella memoria, nella flessibilitaÌ mentale e nella velocitaÌ di processamento delle informazioni. Alcune ricerche mostrano un ruolo modulatorio dell'azione dei cannabinoidi sul funzionamento esecutivo. Le funzioni esecutive sono processi cognitivi di ordine superiore (attenzione, la memoria di lavoro, la flessibilitaÌ nei comportamenti, la capacitaÌ di prendere decisioni, il controllo inibitorio, la pianificazione e la stima del tempo) che esercitano un controllo attivo sul comportamento. Comportamenti quali l'inerzia, la demotivazione, l'indifferenza e l'apatia che possono insorgere in seguito all'utilizzo di cannabis, sono generalmente associati a modificazioni della sede frontale-mediale di un individuo.
L'impatto patogenetico sul SNC eÌ stato sottolineato da una serie di studi epidemiologici e clinici che documentano il comportamento impulsivo, i deficit sociali, i danni cognitivi, il consumo di sostanze d'abuso e i disordini psichiatrici, conseguenti all'uso prolungato di Cannabis (Arsenault et al. 2002, Fried & Watkinson 2001, Huizink et al. 2006, Kandel 2003, Patton et al. 2002, Porath & Fried 2005, Richardson et al. 1995).
Bisogna poi tener conto del fatto che il SNC si sviluppa, per un lungo periodo di tempo che va dallo stadio embrionale fino all'etaÌ adulta; sia la genesi delle sinapsi (il collegamento tra neuroni) che la mielinizzazione (processo in cui gli assoni dei neuroni vengono ricoperti di una guaina mielinica con funzione isolante che rende piuÌ veloce ed efficiente la propagazione del potenziale d'azione ovvero la veicolazione dell'informazione) continuano oltre il periodo prenatale.
Quindi, tale sostanza ha una diversa influenza sul SNC a seconda del periodo di vita in cui ha luogo l'assunzione. Di seguito illustreroÌ prima gli effetti della sostanza nel periodo prenatale poi nell'adolescenza, infine nell'etaÌ adulta.
I cambiamenti indotti dalla sostanza nel sistema endocannabinoide durante le fasi di alta plasticitaÌ neuronale come il periodo prenatale e l'adolescenza possono avere delle conseguenze di lunga durata. Le evidenze in letteratura dimostrano come l'esposizione a tale sostanze durante questi due delicati periodi puoÌ alterare la sequenza temporalmente ordinata di eventi che si verificano durante lo sviluppo dei neurotrasmettitori oltre ad incidere negativamente sulla sopravvivenza e sulla maturazione delle cellule nervose.
Il momento in cui il cervello di un minore eÌ esposto alla cannabis eÌ dunque particolarmente delicato. Infatti questo rappresenta un periodo critico per lo sviluppo neuronale e la sostanza puoÌ alterare i processi di maturazione in un cervello piuÌ vulnerabile agli effetti neurotossici.
I cambiamenti che avvengono normalmente in adolescenza sono correlati a modifiche dell'efficienza e della specializzazione sinaptica. La riduzione delle sinapsi comporta una diminuzione della materia grigia corticale tramite l'eliminazione di connessioni neuronali che appaiono non necessarie. Si è visto come l'uso di cannabis danneggi la capacitaÌ di focalizzare e spostare l'attenzione da uno stimolo all'altro, quella di memorizzare gli eventi e rievocarli inseguito, la velocitaÌ di elaborazione e la velocitaÌ psicomotoria, Inoltre, sono state riscontrate anche anomalie sulla qualitaÌ del sonno. Alcuni di questi deficit persistono nell'individuo anche dopo la fine dell'intossicazione. Numerose prove scientifiche dimostrano che l'uso per un lungo periodo eÌ associato, oltre che al danneggiamento delle funzioni mnestiche, i soggetti riportano infatti punteggi piuÌ bassi nei test neuropsicologici rispetto ai gruppi di controllo. Importanti alterazioni che avvengono a livello della sostanza bianca. Infatti alcuni ricercatori ne hanno dimostrato la riduzione di spessore a fronte di un elevato consumo giornaliero della sostanza.
Per quanto riguarda l'effetto sulla struttura cerebrale negli adulti, i dati sono contrastanti e solo un continuo sviluppo delle metodologie di indagine morfometriche piuÌ efficaci potraÌ permettere di dimostrare gli effettivi cambiamenti strutturali. CioÌ nonostante evidenze crescenti dimostrano quanto il sistema endocannabinoide abbia un ruolo importante nello sviluppo del SNC. In particolare in strutture rilevanti per l'umore, la cognizione e la gratificazione. Negli adulti l'assunzione di Cannabis eÌ stata correlata all'insorgenza di patologie psichiatriche e di deficit cognitivi, deficit sociali e alterazioni del tono dell'umore.
Alla luce degli aspetti emersi da questa breve e sintetica trattazione, eÌ di fondamentale importanza diffondere i risultati della ricerca in questo campo a insegnanti, clinici, pediatri e genitori per aiutare a prevenire il forte consumo da parte della fascia giovanile e identificare gli adolescenti a maggior rischio di problemi cognitivi cosiÌ da poter proporre trattamenti piuÌ mirati, meno invasivi, ma ugualmente efficaci.

 

Dr. Marco Salvatore Colannino

Pedagogista Psicologo

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