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CONOSCIAMO I DISTURBI

 

Dr. Antonio Grande - Psicoterapeuta Psicologo Bologna

 

Psicoterapeuti, psichiatri e psicologi, allo scopo di approntare cure per i loro pazienti e prestare efficacemente aiuto, hanno spesso bisogno di comunicare fra loro e per far questo debbono poter utilizzare termini condivisi e parametri di riferimento il piu' possibile chiari e precisi. 
A questa esigenza fondamentale corrispondono i tentativi di classificazione dei disturbi psichici, di cui attualmente il piu' noto e seguito e' il DSM IV, che, grazie alla diffusione di Internet, ha superato i limiti della ristretta cerchia scientifica degli addetti ai lavori ed e' ormai, in qualche modo, conosciuto anche da quella parte del popolo dei navigatori interessata alle problematiche psicologiche.
Le classificazioni condivise permettono nelle comunicazioni fra gli operatori del settore di sapere in modo abbastanza preciso di cosa si sta parlando e di scambiarsi con poche parole un gran numero di informazioni: ad es., nell’ambito dei disturbi depressivi, dire che una persona soffre di distimia non vuole solo dire che soffre di depressione, ma che ne soffre in maniera continuativa da almeno due anni, che in questi due anni non ci sono stati episodi di depressione grave o di stampo maniacale, che sono presenti sintomi di un certo tipo, che il disturbo non e' dovuto all’assunzione di sostanze o agli effetti fisiologici di un disturbo fisico e altro ancora.
Le classificazione dei disturbi non ci dicono nulla pero' ne' sulle cause degli stessi ne' tanto meno sulle terapie consigliate: ogni orientamento teorico, pur avendo spesso dei punti di contatto con gli altri, ha le proprie idee in proposito e non di rado ha delle buone ragioni per sostenerle.
Continuando l’esempio della distimia, il tutto puo' essere complicato dal fatto che la persona che ne soffre puo' contemporaneamente presentare altri tipi di disturbi. La coesistenza di piu' disturbi nella pratica clinica, infatti, e' piu' la regola che l’eccezione: ed ecco allora che si puo' soffrire allo stesso tempo di un disturbo alimentare, di problemi fobici, di un disturbo dipendente di personalita', che magari fa si' che si sia succubi di una relazione sentimentale, fondamentalmente insoddisfacente, che ha portato a sviluppare difficolta' sessuali e così via. Questo, a differenza di come potrebbe sembrare, non e' l’esempio di un caso particolarmente disgraziato, ma un prototipo di complessita' abbastanza comune nella pratica psicoterapeutica.
Ne deriva intuitivamente che lo psicoterapeuta che si pone l’obiettivo di essere utile alla persona che e' venuta in consulto non ha davanti a se' un disturbo o un collage di disturbi da trattare uno dopo l’altro secondo manuale, ma una persona in cui tutti questi aspetti e altri ancora si intersecano e si collegano in vario modo, dando forma ad una realta' umana unica, con cui egli, come terapeuta e persona che accoglie, deve entrare in contatto e  in relazione con comprensione e rispetto, nel tentativo di fornire aiuto.
In un certo senso ogni paziente, al di la' di tutti gli schemi e le classificazioni e', e deve essere, unico per il suo psicoterapeuta. In questo contesto di unicita', rispetto e, non ultimo, di umilta', il terapeuta, nell’incontro umano con la persona che lo consulta, cerchera' di spogliarsi delle sue tecniche e, come un pianista che non pensa piu' a dove mettere le mani, cerchera' di “ sentire” la richiesta del paziente, di capire in quale scenario di vita e di vissuti essa si colloca, il suo funzionamento mentale e le risorse su cui si puo' fare affidamento per lo sviluppo e il cambiamento; da parte sua ci mettera' la sua sensibilita', la formazione e l’esperienza, costituita anche da tutto quello che i precedenti pazienti l’hanno aiutato a capire.
La terapia quindi non solo non e' predeterminata, o selezionata in base ad un abbinamento piu' o meno binario da rotocalco o web deteriore, del tipo disturbo - terapia giusta, ma e' invece un atto creativo del terapeuta e del paziente assieme.
Venendo ad una situazione concreta, l’insieme dei disturbi che ho delineato prima, riguardavano il caso di una persona che ha lavorato con me anni fa e che attraverso una psicoterapia, particolarmente centrata sull’esigenza di portare alla luce i propri bisogni e vissuti autentici e sul diritto di provare le proprie emozioni, qualunque esse fossero, arrivo', aiutata da una forte motivazione personale, a superare i propri disturbi conclamati e a sentirsi in diritto di vivere una vita sentimentale più piena e soddisfacente. Se alcune componenti fossero state anche solo un po’ diverse, sarebbe stato magari più opportuno un intervento farmacologico e una cura specifica del disturbo alimentare, o una terapia di coppia, o altro ancora. Ne' ho motivo di credere che un altro collega che si fosse sintonizzato sui bisogni profondi del paziente, utilizzando un orientamento terapeutico diverso dal mio, non avrebbe ottenuto gli stessi risultati.
Detto questo, oltre a quelli utilissimi accennati in apertura, che uso e' possibile fare da parte di una persona che fosse motivata da difficolta' proprie o interessata dall’esterno alle problematiche psichiche, di queste liste di disturbi e sintomi? Fra esse e la realta' di una personalita' viva, c’e' la stessa relazione che ci può essere fra i frammenti delle ali di una farfalla con la sostanza che rimane fra le dita di un bambino che ha cercato di ghermirne una, e la farfalla che vola invece libera sotto il sole.

Tuttavia queste liste, rappresentano lo sforzo di tante persone di portare avanti la conoscenza degli esseri umani nel tentativo di fornire un aiuto e quindi, anche se non possono e non debbono essere utilizzati certo come auto o etero diagnosi e tanto meno come base per cercare la terapia “giusta”, possono risultare utili come spunti di conoscenza e di riflessione. 
                                                                                   

Dr. Antonio Grande: Opera a Bologna dal 1980. Laureato in Psicologia (Univ. Padova) ed in Pedagogia (Univ. Bologna), ha seguito una prima formazione post-universitaria in Riabilitazione e Psicoterapia del Linguaggio e poi, sviluppando e approfondendo i propri interessi, Specializzazioni e Formazioni, al minimo quadriennali, in Psicoterapie Dinamiche Brevi, in Psicoterapia Ipnotica, in Psicoterapia Psicoanalitica e in Consulenza Sessuale e Sessuologia Clinica. Già direttore del Centro di Psicologia Applicata, è attualmente direttore del Centro Studi di Psicoterapia "Arca" e direttore scientifico della Rivista di Psicologia Psicoterapia e Sessuologia "ARCA ".

 

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