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EIACULAZIONE PRECOCE

 

Dr. Antonio Grande - Sessuologo Bologna

 

 

 - Come si definisce l'eiaculazione precoce?
 - Quali forme si distinguono nell’eiaculazione precoce?                                                                   - Quale ne è il decorso?
 - Quali le cause psicologiche principali?
 - Quali le cause organiche?
 - Esistono terapie farmacologiche dell'eiaculazione precoce?
 - Come si può curare l'eiaculazione precoce?

 

Come si definisce l'eiaculazione precoce?

DEFINIZIONE DEL DISTURBO

Questo disturbo e' caratterizzato da “una persistente e ricorrente insorgenza dell'orgasmo e dell'eiaculazione a seguito di una minima stimolazione sessuale prima, durante o subito dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri” (DSM IV American Psychiatric Association).

Questa definizione prende in considerazione i tre parametri fondamentali del disturbo:

la persistenza e ricorrenza,
la brevità della stimolazione necessaria affinché si presenti la fase dell’eiaculazione
il fatto che il soggetto che ne soffre vorrebbe poter posticipare l’eiaculazione ma non riesce.

 

Vediamoli meglio uno per uno:

La persistenza e la ricorrenza

Questo primo criterio sottolinea il fatto che, per qualificarsi come espressione di un disturbo, un dato tipo di comportamento sessuale disfunzionale debba ripresentarsi con una certa regolarità e continuità nel tempo. Una disfunzionalità occasionale, se via via superata, non deve far pensare ad un disturbo né mettere in allarme, creando magari un circolo vizioso che alimenta il comportamento disfunzionale . Questo vuol dire che, ad es., situazioni di precocità sessuale in un ragazzo alle prime armi o dopo  una lunga astinenza o in un adulto in tensione che, dopo una separazione conflittuale, si approccia per la prima volta a un’altra donna, sulla quale proietta inevitabilmente l’ombra della moglie e non solo…, non debbano destare preoccupazione. Meglio, in casi simili, stare tranquilli e aspettare che la cosa si risolva da sé; se così non fosse poi, esistono, come vedremo, strategie terapeutiche testate e comprovate, utili a risolvere l’eventuale problema.

Brevità della stimolazione necessaria affinché si presenti la fase dell’eiaculazione

La dimensione temporale è insita già nella denominazione del disturbo ed è un aspetto tanto importante, quanto difficile da definire per la varietà di fattori che entrano in gioco. Convenzionalmente, cercando una soluzione a questo problema attraverso l’individuazione di un parametro direttamente misurabile, si fa riferimento allo IELT, acronimo inglese che sta per Intravaginal Eiaculatjon Latency Time (tempo di latenza eiaculatoria intravaginale), cioè la misura del tempo che passa fra l’introduzione del pene in vagina e lì eiaculazione.

Naturalmente la forma più grave di eiaculazione precoce rimane quella ante portas, cioè l’eiaculazione che avviene prima che si sia riuscita ad penetrare; si distingue poi una forma grave caratterizzata da un IELT sotto i 15 secondi, una forma media se sotto al minuto e una forma lieve se sotto i due minuti. Naturalmente queste vanno intese come misura indicative, nel senso che basta avere un  minimo di familiarità con il trattamento della EP per sapere che le situazioni sperimentate da coloro che ne soffrono sono spesso molto varie e talvolta imprevedibili: si può andare, come vedremo, da situazioni di entità lieve a situazioni gravissime ed improvvise, senza che la persona ne abbia premonizione o cognizione e senza cause apparenti.

È vero, tuttavia, come in un grafico in cui si analizza la media o la linea di tendenza, che è possibile normalmente in una prima consultazione, sulla base dei resoconti  che ci vengono fatti dal paziente, definire il grado di gravità del problema al quale ci si trova davanti, utilizzando appunto il parametro temporale. Bisogna anche aggiungere che, soprattutto nelle forme lievi o medio-gravi, se al primo segue  un secondo o un terzo rapporto i tempi possono allungarsi notevolmente fino a diventare completamente normali o addirittura sfociare nella difficoltà o nell’impossibilità di eiaculare. Evidentemente, anche se il disturbo non si spiega con una grossa tensione sessuale, l’abbassamento di questa tensione aiuta a tenere sotto controllo i fattori che ne sono responsabili.

Frustrazione per il fatto che si vorrebbe posticipare l’eiaculazione ma non si riesce 

Quest’ultimo parametro riprende il criterio indicato dalla H. S. Kaplan che rimane a tutt’oggi centrale per la comprensione del disturbo, cioe' il fatto che l’uomo che presenta questo problema sente di non avere un sostanziale controllo dell’eiaculazione, che si presenta come un evento subito, piuttosto che ricercato.

Questo criterio cerca, ad esempio, di rendere conto del fatto che due persone, se molto eccitate, possono voler concludere il loro rapporto sessuale in pochissimo tempo senza che l’uomo percepisca questo come una perdita del controllo dell’eiaculazione (vedi la scena dell’amplesso nel film Attrazione fatale) e come, parallelamente, un uomo, che riuscisse a controllare la precocita' con artifizi vari, quali ad es. concentrarsi su scene antilibidiche, procurarsi del dolore in qualche modo, ad. es. mordendosi le labbra, ecc., se anche avesse successo nel suo intento, manterrebbe la consapevolezza di non avere un reale controllo e si sentirebbe sempre un eiaculatore precoce,che però la fatta franca.

In relazione a quest’ultimo parametro poi, l’applicazione del criterio della durata, cui fa riferimento lo IELT, impedisce che ricadano confusivamente nella EP situazioni invece normalissime come quelle in cui un uomo risulta frustrato dal non riuscire a protrarre la durata del rapporto, quando in realtà si confronta con una donna dall’orgasmo problematico.

Prendendo in considerazione la durata media normale di un rapporto, dal momento della penetrazione, questa si aggira per l’uomo intorno agli otto minuti, se vogliamo dire una cifra, in un range che può andare all’incirca dai sei ai dieci minuti. I fattori che possono influenzare la durata della fase di eccitazione, cioè la fase del ciclo della risposta sessuale maschile che corrisponde sostanzialmente all’erezione, possiamo poi individuarli nell’età, nell’eventuale novità del partner o della situazione e la recente frequenza dell’attività sessuale (DSM IV).

 

Quali forme si distinguono nell’eiaculazione precoce?

FORME DI EIACULAZIONE PRECOCE

Sul piano clinico distinguiamo poi un’Eiaculazione precoce primaria, quando il problema si presenta fin dalle prime esperienze sessuali e, chiaramente, non viene poi superato e un'Eiaculazione precoce secondaria, quando invece si presenta dopo un periodo variabile di normale attività sessuale.

Quest'ultima distinzione è piuttosto importante, in quanto il suo disconoscimento può portare ad accertamenti diagnostici inutili o alla mancata prescrizione degli stessi quando invece sarebbero opportuni e, cosa più grave, a prescrizioni terapeutiche errate.

Tipicamente, quando i pazienti raccontano la loro storia, quelli che soffrono di una  forma di precocità primaria si distinguono in coloro che si sono accorti subito della loro precocità e in altri che hanno preso coscienza del disturbo gradualmente. Questo avviene, in genere, perché ,nel secondo caso, il primo periodo della vita sessuale è caratterizzato da rapporti più che altro di petting o fugaci, nel corso dei quali per il ragazzo non è sempre facile rendersi pienamente conto delle proprie reazioni e dell'esistenza di un controllo o meno. Con l'andare avanti del tempo e con l'inizio di rapporti completi, magari in legami stabili, si ha , purtroppo, l'amara sorpresa di scoprire che la propria capacità di controllo non è quella che dovrebbe essere e allora cominciano i problemi, ai quali, come vedremo, si può reagire in vari modi.

Nelle forme secondarie occorre che il sessuologo, nel corso della consulenza iniziale, faccia particolarmente attenzione alla ricostruzione anamnestica, cioè alla storia, del disturbo e della persona  cui si appresta a  fornire il proprio aiuto.  In questa tipologia di precocità, infatti, rientrano forme semplici da diagnosticare e in genere da curare e forme particolarmente insidiose e complesse, che  richiedono al terapeuta grande esperienza e competenza, perché possono riservare, sia lui che al paziente naturalmente, false partenze e delusioni.

Nelle prime forme rientrano ad es. quelle causate da situazioni esistenziali che sono responsabili di lievi forme d'ansia  individuali o di coppia, in soggetti predisposti, che magari si accompagnano a una scarsa frequenza di rapporti ed alla problematizzazione di qualche insuccesso o le forme organiche derivanti da infiammazioni di vario tipo: cistiti, uretriti, prostatiti, etc., dove è chiaramente comprensibile come da processi di natura infiammatoria che interessino in qualche modo l'apparato genitale, possa derivare una maggiore reattività agli stimoli.

Nelle seconde rientrano varie forme, a cominciare da quelle che potremmo definire di " falso secondario", nelle quali approfondendo la storia sessuale del paziente, sapendo ascoltare e ponendo le domande giuste, è facile scoprire che alla fine,bene o male, una tendenza alla precocità c'è sempre stata, ma per il paziente non era un problema, perché in qualche modo la gestiva, da solo o con l'aiuto della compagna, fino a quando per così dire, non gli è scoppiata fra le mani. Questi casi sono superficialmente simili a quelli dei "veri secondari", nella cui storia non è possibile rintracciare alcun precedente riferibile a qualsiasi forma di precocità ed all'improvviso viene fuori un disturbo che spesso si colloca nella fascia grave.

La difficoltà di questi casi, che richiedono spesso  al terapeuta notevole esperienza e capacità, è dovuta al fatto che in genere  queste "eruzioni" vulcaniche di precocità sono dovute ad importanti difficoltà nel rapporto e nella vita di coppia, che richiedono, oltre alle competenze sessuologiche, competenze serie nella terapia individuale e di coppia.

Gli attori della situazione, come è naturale, non sempre sono poi consapevoli della problematica che vivono e, se lo è uno, molto difficilmente lo è anche l'altro; mentre tutta l'attenzione è concentrata sul sintomo sessuale che, guarda caso, si mostra particolarmente resistente alla normale terapia sessuologica, che risulta invece efficace nella precocità primaria. Solo la pazienza, il saper trasmettere la nostra comprensione della situazione ad entrambi e infondere speranza , quando è il caso, intanto che ci si sforza di metterli sulla strada giusta, unitamente ad una certa flessibilità terapeutica che permetta di utilizzare tutti gli ausili tecnici a disposizione, permette in questi casi di essere di aiuto.

Non stupisce che un certo numero di questi casi arrivino sostanzialmente non accolti da altri terapeuti che, probabilmente, subdorando la complessità della situazione, li hanno rassicurati e congedati. Invece queste problematiche sono tendenzialmente gravi e, se non trattate, possono provocare incrinature serie nella coppia. Altre forme, meno nette, che possiamo far rientrare nelle precocità secondarie, sono quelle in cui la precocità compare dopo che è stata superata un'altra disfunzione sessuale e magari si associa e si alterna ad un'altra ancora.

Capita ad es. che una precocità compaia dopo che un ragazzo  ha superato un problema di disfunzione erettile e duri da un certo tempo prima che si presenti per la terapia. L'interpretazione in questi casi si impone da sè: evidentemente l'attività sessuale evoca qualche ansia o angoscia; la precocità compare quando in qualche modo si è riusciti a ridimensionare il problema.

Prima non si poteva star su o penetrare, adesso si può farlo, sì, purché ci si sbrighi. Questi casi, che hanno già avuto un'evoluzione spontanea, rientrano normalmente nei casi facilmente trattabili, che di norma non impensieriscono il terapeuta

In altri casi il problema presentato, che magari dura da sempre, è un'anorgasmia primaria situazionale. Con questa terminologia si intende di norma l'impossibilità di un uomo di eiaculare e di avere un orgasmo normalmente nel corso del rapporto con una donna e di riuscire invece quando è solo, masturbandosi. Ci può essere poi qualche lieve variante, ma il problema è fondamentalmente questo.

Succede che talvolta il problema venga superato anche rapidamente, ma ecco presentarsi una precocità, normalmente non di grande rilievo, ma di cui bisogna prendersi cura, seppur consci che si tratta di un problema molto inferiore rispetto a quello precedente. Sembrerebbe di poter dire che la persona non può rilassarsi dentro una donna e, quando un po' vi riesce, deve farlo rapidamente e non del tutto.

Questo ci porta ad un aspetto della precocità poco conosciuto, che riprenderemo in seguito, e cioè che la precocità non è un atto sessuale normale, da cui si differenzierebbe solo per la brevità, come da qualche parte si sostiene, ma, come ben sanno quelli che ne hanno sofferto e poi lo hanno superato, è un atto diverso nel vissuto e sicuramente  meno soddisfacente!

Finiamo questa parte con una forma di precocità secondaria, che ogni tanto viene presentata dalla persona che ne soffre come se fosse primaria, che più che "falsa" potremmo definire "fasulla": copre infatti un problema invece reale di disfunzione erettile. 

Potremmo dire che il controllo sull'eiaculazione salta, perché non si riesce a raggiungere o mantenere appunto una normale erezione e la persona viene presto, per così dire, perchè spesso teme di non riuscire ad avere un'erezione adeguata per il tempo necessario. Anche questa forma è notevolmente insidiosa e, talvolta, può essere scambiata dal terapeuta per una vera precocità, con la conseguenza che ad una diagnosi sbagliata segue un trattamento inefficace e deludente per entrambi, terapeuta e paziente.

Anche qui, come in tanti altri casi, i pazienti sono i nostri maestri e impariamo direttamente da loro. Solo l'aver lavorato insieme a tante persone aiuta a sviluppare il cosiddetto "occhio clinico"che serve in questi casi  e non si smette mai di imparare...

 

Quale ne è il decorso?

DECORSO

Lunghi anni trascorsi a lavorare con le persone che soffrivano di eiaculazione precoce, portano a pensare che la forma più comune di precocità, quella primaria, cioè quella che c'è stata da sempre, difficilmente scompare e in qualche modo, se non trattata adeguatamente, tende a perdurare per tutta la vita, con vari gradi di gravità, in base alle varie situazioni fisiche, psichiche e relazionali.

E' tipico ad esempio che la precocità aumenti quando la frequenza dei rapporti sessuali, per qualunque ragione, rallenti e torni, per così dire, alla norma, quando si torna alla frequenza abituale.

Un'altra variazione nel grado di precocità può presentarsi quando si è in presenza di un nuovo partner, nel senso che la precocità può aumentare, come spesso capita, ma in altri casi, meno frequenti può addirittura diminuire per poi tornare all'abituale quando il rapporto si consolida.

In altre situazioni, il consolidamento del rapporto comporta l'affievolirsi della precocità che poi torna, in genere, ad intensificarsi in presenza di un nuovo partner. Il trascorrere degli anni può avere influenze di vario tipo nella persona che presenta il problema. Qualcuno si chiude evitando i rapporti con la compagna o con le donne in generale, altri diventano maestri del preliminare, cercando di portare la donna più volte all'orgasmo prima di penetrare e così via.

Un tipo specifico di equilibrio viene particolarmente colpito dal trascorrere degli anni ed è quello realizzato dagli uomini dotati di una forte spinta sessuale, che normalmente, eiaculano poco dopo la penetrazione, ma riescono a continuare imperterriti come se niente fosse, senza perdere l'erezione, tentando così di fare in modo che la partner non se ne accorga. Verso i 40 anni questo meccanismo, si direbbe, per sopraggiunti limiti di età, non funziona più e persone che avevano avuto una vita sessuale apparentemente normale o anche particolarmente intensa fino a quel momento, si trovano, visto che il periodo in cui si è fisicamente refrattari ad un secondo rapporto aumenta, con l'arma spuntata ed in grosse difficoltà. Questo il momento in cui cercano in genere un trattamento.

In alcuni casi poi, alla precocità non trattata, possono aggiungersi nel tempo problemi erettili e questo completa il quadro.

All'interno di una vita di coppia stabile, la precocità, che come capita nella maggior parte dei casi rimane più o meno inalterata nel tempo, porta ad una serie di vissuti diversi. Da un lato abbiamo le coppie in cui la moglie si adatta apparentemente molto bene alla precocità del marito. Sono in prevalenza donne anorgasmiche, un po' frigide o preminentemente clitoridee  che trovano soddisfazione in una sessualità che si limita al petting e alla masturbazione reciproca.

Altre, come dimostrerà dimostrerà successivamente la terapia, non appartengono a queste categorie, hanno spesso conosciuto il marito come primo uomo e si sono semplicemente adattate a questo tipo di sessualità ed in questa tipologia di rapporti non è poi neanche scontato che l'uomo si dedichi alla compagna in qualche modo,  ma semplicemente tutto finisce con il sopravvenire della precocità.

In questo tipo di coppie, l'esigenza del marito di sentirsi ad un certo punto adeguatamente virile e di intraprendere quindi un trattamento, può portare ad una reazione negativa della compagna, che può temere che una certa sua inadeguatezza sessuale venga allo scoperto o che il coniuge in realtà, stanco della routine, voglia correre diciamo per altre praterie.

Naturalmente queste reazioni negative della compagna non dovrebbero essere assolutamente sottovalutate e vanno affrontate subito all'inizio dell'eventuale trattamento, perchè inficerebbero nel tempo qualunque intervento terapeutico.

A queste coppie fanno da contrasto quelle in cui la compagna ha magari sopportato per anni la situazione con un'insofferenza crescente (al cui vertice si trovano le donne di cui l'uomo non si occupa nè prima della penetrazione nè dopo) e ad un certo punto esplode manifestando tutta la sua insoddisfazione, il suo sentire l'uomo egoista, il sentirsi negata una dimensione della propria esistenza.

In questa situazione il rischio che si corre è quello che si sia arrivati troppo tardi. Se ci lasciassimo però scoraggiare e soverchiare dalla rabbia, dal rancore, dal risentimento e dal pessimismo dei nostri pazienti, falliremmo il nostro compito di terapeuti che è quello, ogni volta che questo è possibile, di infondere speranza, fiducia e ottimismo; di offrire insieme un luogo di comprensione e di elaborazione del vissuto, oltre a fornire naturalmente gli strumenti adeguati per la risoluzione del problema ed il fatto che la precocità, fra tutti i disturbi sessuali, risulti essere quello con la giusta prognosi in assoluto più favorevole, aiuta in questo non poco.

 

Quali le cause psicologiche principali?

CAUSE PSICOLOGICHE PRINCIPALI

In quest’ambito si collocano le cause dell’EP legate ai problemi incontrati dall’individuo nel corso dello sviluppo psicofisico dei primi anni di vita, rivestendo notevole importanza le interazioni con le figure parentali, la madre e il padre in primo luogo.

Questi problemi, nei limiti delle risorse del bambino e dell’ambiente, hanno trovato all’epoca soluzioni che nella realta' dell’adulto sono pero' alla base di comportamenti disfunzionali, quali appunto l’EP.

In questo ambito sono stati ipotizzati alla base del disturbo: ambivalenza (Freud), problemi nella fase orale dello sviluppo (Bergler), ecc.

Fra gli aspetti psicologici delle problematiche sessuali che, sebbene in misura diversa, hanno in comune fra loro la difficolta' a relazionarsi con il corpo dell’altro e a vivere tranquillamente il piacere, E.P. compresa, non possono non rivestire importanza i problemi legati al processo di separazione dalla madre e dall’ambiente familiare.

Questo tipo di problematica sessuale ha poi fatto anche pensare, che il corpo del bambino che da adulto diventera' un eiaculatore precoce, abbia ricevuto, in qualche modo, un’iperstimolazione involontaria da parte dell’adulto, non s’intende naturalmente in senso sessuale, ma generico, che abbia poi dato esito ad un vissuto di difficolta' a liberarsi del corpo dell’altro, difficolta' che, nel ”corpo a corpo sessuale”, si concretizza poi nella tendenza a “mollare”, a liberarsene, appunto, precocemente.

Si e' sottolineato poi il ruolo svolto nella determinazione dell’EP della difficolta' a sostenere il vissuto emozionale, a “stare”, per cosi' dire, sulle emozioni e sulla tendenza a liberarsene piu' che a tenerle.

Un certo ruolo puo' aver avuto in questo l’atmosfera familiare in cui e' cresciuto il bambino, circa la possibilita' di vivere le emozioni e il confronto con esse.

Non bisogna poi dimenticare che per rimanere nel corpo di una donna bisogna, in qualche modo, avere la convinzione di essere ben accetto e questo non sempre nella fantasia interna dell’uomo e' scontato, fantasia che naturalmente non ha niente a che fare con la effettiva disponibilita' della compagna. Oltre a cio', rapporti di coppia in cui predominano aspetti negativi, quali il rifiuto del partner, ostilita' e lotte di potere, non facilitano certamente il necessario abbandono dell’uomo nel corpo della donna.

Nella nostra esperienza,  però, situazioni di questo ultimo tipo, piu' che creare ex novo il problema della precocita', contribuiscono a mantenerlo, impedendo alla coppia di trovare la via per risolverlo o cristallizzano magari una tendenza alla precocita' che in condizioni più favorevoli sarebbe stata superata.

Bisogna tener conto per altro che, nella pratica clinica, il miglioramento delle relazioni all’interno di una coppia, spesso non comporta affatto un miglioramento automatico della precocita', che richiede, in genere, un intervento suo specifico.

I pionieri della terapia sessuale, Masters e Johnson, sottolinearono, a loro volta, il ruolo di iniziali esperienze sessuali traumatiche nella genesi della precocita' sessuale.

In ultimo, non si puo' naturalmente dimenticare che, anche in questo disturbo, l’ansia da prestazione puo' fare la sua parte, come causa immediata e situazionale.

L’osservazione che un training sessuale, individuale e/o di coppia, condotto all’interno di una terapia sessuale effettuata da un terapeuta esperto, conduce di norma al miglioramento del controllo volontario sul riflesso dell’orgasmo e al superamento della precocita', portò la H. S. Kaplan a ipotizzare che la difesa percettiva dell’individuo nei confronti delle proprie sensazioni erotiche, motivate dalle cause suesposte e da altre ancora ipotizzabili, fosse alla base del mancato apprendimento del controllo volontario sul riflesso eiaculatorio e quindi dell’eiaculazione precoce.

L’osservazione clinica, non cosi' infrequente, per cui un soggetto puo' passare da un disturbo all’altro, ad esempio dalla difficolta' di raggiungere l’orgasmo, alla precocita', ecc. deve far pensare che l’apprendimento ha sicuramente un certo ruolo, ma che l’aspetto causale piu' generale, che un terapeuta dovrebbe tener presente, e' la difesa dalle sensazioni erotiche, che puo' essere l’esito finale di tante situazioni problematiche.

Per finire poi, ultimamente, si e' avanzata anche l’ipotesi che l’eiaculazione precoce non debba essere pensata come un disturbo, ma come il risultato di un modo di essere piu' generale della persona che la presenta.

 

Quali le cause organiche?

CAUSE ORGANICHE

Normalmente l’EP primaria, quella cioe' presente fin dall’inizio della vita sessuale in una persona che non presenta malattie fisiche riconosciute o malformazioni genitali, raramente viene fatta oggetto di indagini e approfondimenti medico-diagnostici prima di cominciare una psicoterapia sessuale, perche' cause organiche ben difficilmente se ne sono trovate.
Il discorso cambia quando la precocita' si manifesta invece in una persona che ha sempre avuto un buon controllo eiaculatorio; gli accertamenti fisici in questo caso sono opportuni, perche' i disturbi possono andare da una semplice prostatite fino ai disturbi degenerativi del sistema nervoso.

Bisogna dire pero' che questi casi sono rari ed e' molto più comune invece trovare casi di eiaculazione precoce secondaria, ad insorgenza cioe' tardiva, in persone non giovani che in realta' soffrono di una disfunzione erettile nella quale la capacita' di eiaculare e' stata mantenuta, o, come si diceva sopra, in situazioni di marcata diminuzione della frequenza dell’attivita' sessuale o di intensa ansia da prestazione in presenza di un nuovo partner.

 

Esistono terapie farmacologiche dell'eiaculazione precoce?

TERAPIE FARMACOLOGICHE

Non esistono farmaci che curino, nel senso letterale del termine, la forma piu' comune e piu' classica di eiaculazione precoce, cioe' quella primaria, che e' presente fin dall’inizio dei rapporti sessuali nella vita dell’individuo.

La prescrizione di prodotti anestetizzanti, sotto forma di spray o pomate, da applicare sul glande viene ormai, da piu' parti, considerata superata, perche' difficilmente ha dato risultati apprezzabili, data la difficoltà della gestione dell'indieme delle manovre necessarie: doverlo applicare un certo tempo prima del rapporto, non metterne nè troppo nè poco, etc.  Lo scopo di diminuire la sensibilita' viene raggiunto al prezzo di perdere insieme anche un po' il piacere, provocando talvolta difficolta' erettive o inducendo una parziale anestesia anche nella partner, se non si ha la precauzione di lavarsi subito prima del rapporto.

Alcune sostanze come l’alcool o la cannabis, per la loro funzione di depressori della sessualita', possono, assunte in certe dosi, ritardare l’eiaculazione.

Da tempo alcuni tipi di antidepressivi  (Triciclici, SSRI, ecc.) sono stati utilizzati per il loro effetto collaterale di inibire la libido e ritardare quindi l’orgasmo. Sono farmaci che vanno assunti giornalmente e l’effetto svanisce con la fine della loro assunzione. Nella stessa categoria di farmaci rientra un ultimo antidepressivo SSRI, inibitore cioè della ricaptazione della serotonina, che da non molto l'industria farmaceutica ha immesso sul mercato come  farmaco "specifico" per la precocità. Il vantaggio  rispetto alle precedenti prescrizioni di antidepressivi, è che questo farmaco può essere ingerito non molto tempo prima del rapporto sessuale e non richiede, quindi, un'assunzione giornaliera. Anche questo farmaco, i cui risultati controversi non hanno peraltro convinto (si sono registrate circa il 30% di risposte positive, al prezzo talvolta di pesanti effetti collaterali), come gli altri antidepressivi, agisce  naturalmente attraverso una riduzione della libido e rientra comunque nel campo dei palliativi, che non risolvono il problema e che vanno quindi  assunti per tutta la vita.

Nonostante ciò, all’interno di un trattamento sessuologico che si faccia carico del problema della precocita' globalmente, questi farmaci, anestetizzanti o antidepressivi, possono avere momentaneamente una loro utilita', soprattutto in situazioni in cui il paziente non ha una partner fissa ed e' molto angosciato dal problema della precocita' nell’avvicinarsi a ragazze nuove o ha iniziato a stabilire un rapporto con una ragazza che vive come giudicante e pretenziosa, con la quale non sa come affrontare il suo problema. Appena la situazione lo rende possibile, vanno però gradualmente eliminati perche' la loro assunzione non permette una terapia efficace della precocita', che richiede invece alla fine il pieno vissuto della propria iper-reattività, da controllare progressivamente e risolvere attraverso un adeguato trattamento sessuologico.

 

Come curare l'eiaculazione precoce?

TERAPIE SESSUALI

Le Terapie Sessuali Brevi, nate negli anni sessanta negli Stati Uniti e, successivamente, sviluppate ed elaborate negli Stati Uniti stessi e in Centri ed Istituti europei che le hanno ulteriormente arricchite (1), si sono dimostrate ormai, da più di quarant'anni e in tutto il mondo,molto efficaci nella cura della precocita' e si rivolgono con successo sia al singolo, con il limite che deve poi stabilizzare i risultati all' interno di una coppia, che alla coppia.

Sorvolando sui percorsi “ terapeutici” che si trovano gia' preconfezionati su Internet, il clinico che si occupa di questi problemi, sia egli consulente o psicoterapeuta sessuale, andrologo, ecc, dovrebbe rifuggire dalla tentazione di ricorrere a visite veloci e a facili schematismi interpretativi e terapeutici, fornendo pillole, consigli, ecc. Interventi di questo tipo, come dimostra l’esperienza, rischiano di portare più danno che benefici alle persone che si intendono aiutare.

All’interno di un contesto diagnostico e terapeutico adeguato, l’EP rimane un disturbo sessuale che risponde molto bene al trattamento di Psicoterapia Sessuale e  questa e' una fortuna, considerando che e' anche uno dei piu' frequenti.

(1) Allo scopo di rendere la terapia ancora più veloce, il gruppo di Sessuologi che fa riferimento al Centro Studi di Psicoterapia Arca, già da anni, ha integrato questo insieme di metodologie ormai ampiamente collaudate, a percorsi specifici di Rilassamento Psicofisico da svolgersi in seduta, e in modo diverso, a casa da soli, che hanno poi un'influenza precisa sulla conduzione del rapporto sessuale.

 

Dr. Antonio Grande - Bologna
Specialista in Psicoterapia e in Sessuologia Clinica - Diagnosi, Consulenza e Terapia delle Disfunzioni sessuali maschili, femminili e di coppia.                                                                                                                 Direttore del Centro studi di Psicoterapia "Arca" e Direttore Scientifico della Rivista di Psicologia Psicoterapia e Sessuologia "ARCA ".

 

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Orari di ricevimento: dal lunedì al venerdì dalle ore 7.45 alle ore 21, il sabato dalle ore 7.45 alle ore 16.

Per approfondimenti clinici è possibile contattare direttamente il Dr. Antonio Grande inviando una mail all'indirizzo a.grande@psicoterapiarca.it oppure, per richiedere un appuntamento, inviare un sms al 3288878432

 

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In questo articolo si è parlato di: Eiaculazione precoce, Controllo dell'eiaculazione, Ansia da prestazione, Manifestazione del disturbo, Cause psicologiche dell'eiaculazione precoce, Iaculazione precoce, Cause organiche, Terapie farmacologiche dell'eiaculazione precoce, Terapie sessuali.