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HO UN PROBLEMA CON L’ALCOOL...

CHE FARE?

di Elena Pucci - Cantù
Psicologo spec. Psicoterapia

 

 - Cos'è l'alcolismo?
 - Chi sono i bevitori problematici?
 - C'è dipendenza fisica nell'alcool?
 - Come ci si può liberare dal bisogno psicologico di bere?
 - Su cosa si focalizza il lavoro terapeutico?


Storicamente la cultura mediterranea attribuisce all’alcool una connotazione prevalentemente positiva; nel nostro Paese il consumo alcolico appartiene alla tradizione culturale e sociale, e' infatti spesso associato a situazioni festose, veicolando talora comunicazione, socializzazione e solidarieta' tra le persone.

Tale accezione positiva rischia tuttavia di sottovalutare le situazioni in cui l’alcool diventa oggetto di abuso, se non di dipendenza, ed influisce sullo stato di salute psicofisica di un individuo.

In tempi recenti si sente sempre piu' spesso parlare di alcolismo, ma spesso tale parola evoca una serie di pregiudizi e stereotipi, tra cui quello dell’ ”ubriacone di paese”, piuttosto che della persona che vive ai limiti della marginalita' sociale.

Nella realta', il rapporto con l’alcool descrive una complessità di situazioni che abbracciano trasversalmente ambienti sociali e culturali, fasce di eta' diversificati, per cui non e' possibile tracciare il profilo dell’alcolista standard.
Il consumo di alcool, ad esempio, e' attualmente in crescita tra i giovani e le donne, cosi' come all’interno di ceti sociali medio-alti.
La problematica dell’alcolismo e' stata a lungo relativamente sottostimata, a livello culturale, politico e legislativo.
Fino a poco tempo fa, infatti, le iniziative in campo alcologico erano per lo piu' affidate agli enti locali e regionali, che hanno proposto negli anni svariate iniziative sotto forma di decreti e disposizioni, ed all’azione delle associazioni e dei gruppi di auto-aiuto (Anonimi Alcolisti, Centri Alcolisti in Trattamento, ...). In ambito legislativo e' stata recentemente la Legge Quadro in materia di alcool e problemi alcool-correlati (Legge 125/2001- si tratta della prima legge a livello europeo che ha fatto propri i principi della Carta Europea sull’Alcool, approvata a Parigi nel 1995), all’interno della quale sono contenute delle linee guida per un approccio organico agli interventi in campo alcologico. Tra le sue conseguenze vi sono la modifica del Codice della Strada, secondo il quale il limite di concentrazione alcolemica tollerato per poter guidare scende da 0.8 gr per litro a 0.5 gr per litro, la comparsa degli spot pubblicitari sulla pericolosità della guida sotto effetto di sostanze alcoliche (ne e' proibita la messa in onda durante le ore di fascia protetta).
Anche la cultura dominante sembra piu' propensa a considerare la problematica dell’alcolismo, compaiono talora articoli sui giornali, servizi nelle trasmissioni televisive o casi di alcolismo tra i personaggi di film e telefilm.

Cosa e' l’alcolismo?

L’alcolismo e' un disturbo a genesi multifattoriale (biologica, psicologica e sociale) associata all’assunzione protratta (episodica o cronica) di bevande alcoliche, che puo' comportare dipendenza, ma non necessariamente, capace di provocare una sofferenza multidimensionale che si manifesta in maniera differente da individuo a individuo. (1)
Non esiste quindi un’unica causa dell’alcolismo, piuttosto esso puo' essere favorito dalla costellazione di svariati fattori, individuali, psicologici, biologici, culturali e sociali.
Non c’e' un’unica modalità di essere “alcolista”, l’assunzione di alcool puo' infatti essere limitata ad un preciso periodo (episodico), o essere continuativa, ma il comune denominatore e' la ricerca di un determinato effetto nella sostanza. Proprio perche' la relazione con tale sostanza si manifesta secondo modalita' eterogenee e diversificate, sarebbe preferibile parlare di “bevitori problematici” (2)  piuttosto che di “alcolismo”, che potrebbe infatti risultare fuorviante.

Se si assume inoltre la definizione di salute proposta dall’OMS (3) , concepita come uno stato di equilibrio tra fisico, psichico e relazioni sociali dell’individuo, e' chiaramente comprensibile come l’alcool possa agire comunque, a qualsiasi dosaggio, su almeno uno dei tre aspetti, alterando quindi in generale lo stato di salute generale di un individuo.
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(1) Definizione secondo la Società Italiana di Alcologia
(2) Come suggerito ad esempio da G. Edwards, E.J. Marshall e C.C. Cook nel volume The
Treatment of Drinking Problems (Diagnosi e Trattamento dell’Alcolismo, Raffaello Cortina
Editore, 2000).
(3) OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità

Da cio' consegue che non e' possibile definire un dosaggio di alcool sicuro in assoluto per ciascun individuo e per situazioni diversificate e non e' così semplice definire un “limite” o un “abuso”.
Per comprendere meglio tale fenomeno e' quindi opportuno considerare sia la possibilità di definire un uso eccessivo della sostanza, ma anche la sua assunzione indebita o arbitraria, al punto che abusare di alcool significa sia “bere troppo”, sia “bere in modo inopportuno”, intendendo in questo secondo caso, anche tutte quelle situazioni in cui anche dosaggi minimi possono risultare inopportuni a causa dell’inadeguatezza della circostanza di assunzione (guida, lavoro, terapia farmacologia in corso, gravidanza,...)

Chi sono allora i bevitori problematici?

Alla base di un comportamento problematico c’è un alterato rapporto con l’alcool, che spesso è l’unica risposta ad uno stato d’animo (agitazione, ansia, tristezza, noia, stress, ecc.) e/o ad una o più situazioni specifiche, alla ricerca di un effetto “benefico” (allegria, tranquillità,...).
Il perseverare nella ricerca di tale effetto può invece sconfinare nella dipendenza psicologica
ed al tempo stesso i problemi per i quali ci si era accostati all’alcool non si risolvono con quest’ultimo, piuttosto persistono e talora si amplificano.
I percorsi attraverso cui ci si accosta all’alcool possono essere estremamente differenti da persona a persona, possono condurre molto lentamente al discontrollo sulla sostanza, quindi all’abuso o alla dipendenza, oppure manifestarsi in modo più esplosivo ed improvviso.
Chi e' dipendente dall’alcool presenta una dipendenza fisica, (e' l’organismo che reclama la sostanza, talora attraverso veri e propri sintomi fisici di astinenza - tremori alle mani, nausea, mal di testa,... - quando non si assume alcool), difficolta' di adattamento alle norme civili e sociali; in questi ultimi casi l’assunzione di alcolici e' frequente, quotidiana e puo' progressivamente portare ad uno scadimento del funzionamento personale, ad esempio non si riesce piu' a gestire il lavoro (non sono insoliti assenteismo, diminuzione della resa lavorativa,...), lo studio, la famiglia, le relazioni amicali, fino ai casi piu' estremi nei quali procurarsi l’alcool diventa l’unico scopo della giornata quindi l’assunzione di esso la principale attivita', oltre che alla compromissione fisica ed all’esordio di patologie alcool-correlate.(4)

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(4)  Con patologie alcool-correlate si intendono tutte quelle patologie fisiche che derivano
dall’azione dell’alcool sull’organismo.

La condizione di abuso comporta invece una minor compromissione del funzionamento generale, solitamente le assunzioni di alcool non sono quotidiane, o limitate a specifiche situazioni, tuttavia anche in questo caso manca un controllo sui dosaggi assunti o sul comportamento sotto effetto di alcolici.

Ho un problema con l’alcool (forse)... che fare?

Qualora si decida di smettere di bere, e' consigliabile comunque sottoporsi, sotto la guida di uno specialista,ad accertamenti diagnostici per appurare l’impatto dell’alcool sull’organismo (le cosiddette patologie alcool-correlate, non sono infrequenti gli effetti a livello epatico, cardiaco, gastrointestinale, per citare alcuni esempi); nei casi di grave dipendenza fisica e' necessariamente indicato un trattamento primariamente medico ed una disintossicazione fisica, che, a seconda delle situazioni, puo' avvenire in regime di ricovero ospedaliero o di day hospital, mentre per le situazioni di abuso il trattamento puo' avvenire anche in fase ambulatoriale.
La fase di astinenza, quindi di sospensione della sostanza, e' molto delicata, e' assolutamente sconsigliabile una brusca interruzione (possono infatti insorgere sintomi di astinenza anche gravi), piuttosto e' necessario che sia monitorata e seguita da personale esperto.

Mentre con le adeguate procedure la dipendenza fisica e' facilmente gestibile e risolvibile in tempi relativamente brevi, cio' che più difficilmente risulta superabile e' proprio quella psicologica.

I percorsi terapeutici possono essere vari e differenti, tuttavia la chiave di risoluzione del problema con l’alcool, per quanto possa sembrare banale, e' il riconoscimento del problema, quindi la decisione di smettere di bere, che si riflette nella presenza di una buona motivazione a cio'.

Non e' infrequente che il bevitore problematico neghi di essere tale
• io non ho problemi con l’alcool
minimizzi il suo comportamento
• bevo come tante persone che conosco, non vedo dove sia il problema
o le conseguenze di esso
• quando bevo sono solo un po’ allegro, forse troppo, ma sono divertente, non do fastidio a nessuno, anzi...

Qualora non vi sia alcuna coscienza di tale problema, manca un importante presupposto per un lavoro terapeutico mirato alla risoluzione del difficile rapporto con l’alcool, ma sara' obiettivo primario della consultazione con lo specialista ricostruire ed analizzare la situazione specifica, per appurare, insieme al paziente, le caratteristiche della sua relazione con l’alcool, cosicche' possa decidere se intraprendere o meno un percorso terapeutico-riabilitativo e con quali modalita' (sempre che non si tratti di situazioni limite in cui non c’e' alternativa al trattamento). 
E' infatti assolutamente necessaria la piena collaborazione del bevitore problematico per il successo di un percorso terapeutico mirato alla sospensione dell’assunzione di alcool.
Puo' anche verificarsi la situazione per cui le pressioni dei familiari o del datore di lavoro inducano una persona a rivolgersi ad uno specialista o ad una struttura, senza peraltro che sia convinta di avere un reale problema con l’alcool, come nel caso sopra indicato di obbligo alla cura, la fase iniziale del lavoro terapeutico avra' come obiettivo l’analisi della situazione del paziente e la costruzione della motivazione ad esso.

Il lavoro iniziale deve comunque focalizzarsi sull’analisi della relazione che e' stata instaurata con l’alcool e sulla costruzione della motivazione ad introdurre un cambiamento rispetto ad essa, caratterizzandosi quindi come un lavoro focalizzato principalmente sul “sintomo alcool”, attuabile sia attraverso dei gruppi, sia attraverso un percorso individuale di counseling che puo' durare da sei mesi a periodi più lunghi.

Generalmente il bere problematico ha profondi effetti sulla famiglia e su chi e' vicino al bevitore, che ne possono essere coinvolti a vari livelli.
C’e' chi riconosce in modo realistico la situazione, chi invece diventa collusivo con il paziente, per cui si verificano le situazioni per cui sottostimano quanto sta accadendo al loro congiunto, lo giustificano e tollerano comportamenti che possono invece divenire fastidiosi, se non pericolosi (l’alcool puo' rendere ad esempio estremamente aggressivi sia a livello fisico, sia a livello verbale), chi rinforza ed incoraggia, spesso a causa dell’incapacita' a riconoscere e gestire comportamenti e situazioni. Puo' essere in certi casi auspicabile, che anche la famiglia, con l’accordo naturalmente del paziente, partecipi in modo attivo al percorso terapeutico; questo puo' offrire la possibilità di contare su qualcuno in grado di influire positivamente sul processo di recupero e allo stesso tempo essere utile per avere l’opportunita' di recuperare un rapporto che puo' essere danneggiato dall’alcool.
I congiunti del paziente, quando occorre e sempre naturalmente con il suo accordo, possono diventare cosi' parte del processo terapeutico.
Nel caso in cui la persona rifiuti qualsiasi aiuto o il riconoscimento del problema, puo' essere utile che i familiari abbiano un sostegno ed un aiuto nella gestione di tale situazione, a partire da alcune informazioni basilari su cosa sia l’alcolismo/bere problematico ed altre nozioni di tipo psico-educazionale. In questo caso il setting ottimale e' il gruppo, che consente il confronto tra piu' esperienze e il superamento della sensazione di solitudine ed impotenza spesso provata in queste situazioni.

Essere un bevitore problematico comporta una situazione di “sofferenza” che viene gestita attraverso una sostanza, ossia l’alcool e modificare la relazione con esso, tenendo conto che, essendo legale, e' abbastanza frequente “incontrare e reperire” bevande alcoliche, non e' possibile senza un grande sforzo e impegno.
Il bevitore problematico necessita infatti di un aiuto per riconoscere ed accettare i propri bisogni, a cui rispondeva con l’alcool, quindi integrarli come parte significativa della propria personalita' e canalizzarli in modo più adattivo e vantaggioso.


Ovviamente non esiste un unico percorso ed un’unica soluzione, piuttosto ciascun individuo dara' una sua risposta a cio' e seguira' un percorso peculiare ed assolutamente personale.

______________

L’Autrice                                                                                

Dr.ssa Elena Pucci-Cantù (Co)                                             
Psicologo Psicoterapeuta Specialista in Psicologia Clinica

Cell. 3382523684 e-mail elena.pucci.569@psypec.it

 

 

 

 

Psicologi Psicoterapeuti Sessuologi
c/o Centro ARCA Bologna 

Consulenze e Terapie  ENTRA 

 

 

 

 

In questo articolo si è parlato di: Alcool, Socializzazione, Gruppi di auto-aiuto, Bevitore problematico, Dipendenza fisica e spicologica, Astinenza, Psicoterapia individuale.

 

 

 

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