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// Homepage : Psicologia e Terapia della Balbuzie e dei Tic : Diario di un cambiamento. Dalla balbuzie alla vita

 

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DIARIO DI UN CAMBIAMENTO

Dalla balbuzie alla vita

 

Dr.ssa Genny Sagona  - Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale Palermo

 

Presentazione

È con grande piacere che presento questo lavoro della dr.ssa Sagona, nostra collaboratrice di Palermo.

Il report del caso, per motivi legati alla privacy, non rende giustizia alla motivazione, determinazione e impegno prodotto dalla paziente e alla dedizione, flessibilità e intelligenza terapeutica della curante; è la dimostrazione, però, dei risultati realizzabili quando la propulsione alla maturazione della mente del paziente incontra competenza, motivazione e disponibilità emotiva da parte del terapeuta.

Antonio Grande

 

INTRODUZIONE

Le teorie a cui si fa riferimento in questo articolo sono principalmente quelle di Clark e Wells (Wells, A.,1997, 1999) sulla fobia sociale; secondo questi autori, l’individuo è reso vulnerabile da convinzioni disfunzionali riguardanti una serie di fattori cognitivi e comportamentali che innescano e mantengono il disturbo. Distinguiamo "un nucleo di credenze su di  sé (sono noioso, sono strano, diverso, etc.), convinzioni riguardanti le conseguenze  del verificarsi di certe condizioni (se mostrerò di essere ansioso, gli altri penseranno che sono incompetente), rigide regole sociali per le prestazioni in pubblico (devo apparire fluente nei discorsi, non devo mostrarmi ansioso, …)” (Wells,1999). I rapporti esistenti tra balbuzie e ansia sociale non sono chiari ed i dati sulla prevalenza di questo disturbo in soggetti balbuzienti sono ancora limitati; è però evidente, nella pratica clinica, come spesso le due condizioni possano coesistere. Studi sulla personalità dei soggetti affetti da balbuzie dimostrano come questi siano dotati di sensibilità interpersonale spiccata e siano meno assertivi se confrontati con gruppi di controllo (Cohen e coll., 1975, Sermas e Cox, 1982, Greiner e coll., 1985); queste caratteristiche, ad oggi, sono considerate dimensioni psicopatologiche caratteristiche della fobia sociale. Per i balbuzienti, l’ansia rappresenta un fattore che influenza fortemente la fluidità dell’eloquio (Bloodstein, 1987). Tale fluidità tende a diminuire nel caso che il soggetto debba parlare di fronte a persone che ritiene “superiori” (Sheehan e coll., 1967) e al contrario può migliorare nettamente nel caso di dialoghi con bambini o,addirittura, non incontrare ostacoli se si parla da soli a voce alta (Ramig e coll., 1982); inoltre, la riduzione dei livelli di arousal è di fondamentale importanza nel migliorare la fluidità dell’eloquio (Van Riper, 1973).

La balbuzie può creare grande  disagio nel sostenere interrogazioni , nel parlare in pubblico in situazioni quali le recite scolastiche, riunioni di lavoro, etc., nel dialogare con sconosciuti, nel conversare telefonicamente etc.; anche se alcuni soggetti, proprio in queste situazioni, mostrano talvolta un controllo superiore. Nella maggior parte dei casi tali difficoltà sono rafforzate da esperienze negative realmente vissute, quali l’essere stati oggetto di scherno o ridicolizzati in alcune occasioni (Perkins, 1984; Bloodstein, 1987), nonostante siano ugualmente riscontrabili  in soggetti che non hanno subito tali esperienze.

L' obiettivo generale della terapia cognitivo comportamentale è che le persone apprendano ad affrontare le proprie difficoltà da sé. Uno dei metodi usati principalmente in questa terapia, anche se nel caso in questione è stato naturalmente accompagnato dall'uso di metodologie tecniche specifiche per la cura della sintomatologia in atto, è quello di imparare a mettere chiarezza nella propria mente, rispetto alle emozioni provate, ai comportamenti messi in atto  e a ciò che si potrebbe fare, tramite l'uso di un diario.

Il Diario fornisce informazioni sulle circostanze in cui certi problemi si presentano, sia interne (emozioni, pensieri), che esterne, rilevanti sia sul piano emotivo che mentale; in molti casi, come in questo sotto proposto, diventa un ponte di continuità tra il passato che ci ha caratterizzato, il presente che si vive e il futuro in costruzione.

 

PRESENTAZIONE DEL CASO

G. (quasi 18 anni), la più piccola di 3 figli, fa parte di una famiglia molto unita; la mamma è stata sempre una donna molto presente e protettiva nei suoi confronti per via di innumerevoli problemi di salute (piuttosto severi) avuti dalla ragazza nel corso degli anni. Il padre ha un negozio, ma G. non ha mai voluto provare ad aiutarlo per paura di non riuscire a comunicare fluidamente.

I fratelli sono entrambi indipendenti e autonomi da un punto di vista economico e sembrano essere anche essi figure significative per la ragazza, la quale li ha sempre visti come modello da seguire.

Durante il periodo delle elementari G. è molto chiusa e viene schernita dai compagni; a 5/6 anni inizia la logopedia per il problema della balbuzie, ma nel frattempo la chiusura diviene sempre più generalizzata, oltretutto G. vive la chiusura e l'isolamento come dato oggettivo poiché nel banco è sempre seduta da sola e i compagni la allontanano dicendole che è brutta e sovrappeso.

 

CONDIZIONI ATTUALI DI VITA

Durante i colloqui emerge che la disfluenza verbale di G. è presente fin dall'infanzia, ha avuto un miglioramento durante il percorso di logopedia per riprendere con vigore durante il periodo delle scuole superiori e non vi è familiarità del disturbo.

La paziente, attualmente, riferisce un calo nell’entusiasmo di tutte le attività in genere, in particolare in ambito scolastico;  non ha molte relazioni con i compagni ed  non ha attività esterne a quelle scolastiche,  trova difficoltà soprattutto nelle prove orali proprio a causa della disfluenza verbale, presenta una forte tensione muscolare e una frequenza respiratoria che non coordina con la articolazione verbale.

La balbuzie mista e con blocchi è corredata da una difficoltà nella decodifica scrittoria e una difficoltà mnestica che per altro il soggetto lamenta proprio in relazione alla sua capacità di affrontare gli esami finali (ansia da prestazione). Riferisce di essersi rivolta a me a causa delle sue paure che vuole superare, in particolare la logofobia....; ogni volta che deve parlare o spiegare qualcosa sa già che si inceppa e ciò causa un blocco iniziale, e in particolare per la paura di non riuscire a superare l' esame finale(con commissione esterna), proprio per via della balbuzie; il pensiero fisso è di rimanere con la bocca bloccata e non riuscire a parlare; questa ossessione tormenta le sue giornate e non la aiuta a concentrarsi sui compiti a casa e a scuola.

 

DEFINIZIONE DEL PROBLEMA

G. descrive chiaramente le sensazioni ansiogene e i pensieri che le generano, anche se non sono sistematizzati e sequenziali. A questo punto organizzo le informazioni fornitemi da G. in A (situazione) B (pensiero) C (emozione e comportamento):

                                                                                                                               

 A

  B

 C

La prof. fa una domanda (interrogazione)

Non esprimerò bene ciò che voglio dire

                                                                       Paura di arrossire (eritrofobia), ansia, balbuzie, tremore                                                                                                  

 

VALUTAZIONE TESTISTICA

La ragazza è sottoposta ad un approfondimento psicodiagnostico composto dal Millon III e CBA.2.0 per la misurazione obiettiva dei tratti di personalità e per la sintomatologia emergente. Dai dati ottenuti è possibile riscontrare una sostanziale uniformità dei risultati: tutti i test, infatti, confermano la presenza di scontentezza, insicurezza, paura del fallimento, bassa autostima, ansia sociale. Inoltre non si sente a suo agio ed è passiva nei confronti dell’ambiente; si mostra chiusa, introversa, con brevi entusiasmi e, talvolta, ha difficoltà nel portare fino in fondo l’attività intrapresa per paura e ansia, in particolare nelle relazioni con i compagni di classe.

 

L'ICEBERG DELLA BALBUZIE

Si presenta la figura dell' iceberg della balbuzie dove G. riconosce le caratteristiche del suo eloquio e come dovrebbe essere un buon eloquio.

Successivamente è G. a prendere consapevolezza delle caratteristiche del suo eloquio e riportarle nella piramide.

 

          

 

LA TERAPIA

L'intervento ha come obiettivo finale il miglioramento dell'eloquio, il raggiungimento dell’autostima e una regolazione emotiva. Questo obiettivo è raggiunto tramite sotto-obiettivi:

  • capire la connessione tra pensiero, emozione e comportamento (balbuzie);
  • identificare i comportamenti di evitamento e comprenderne il significato attraverso la compilazione della scheda dell’analisi funzionale;
  • comprendere la funzione e il significato di azioni e comportamenti messi in atto;
  • esperienze pratiche di esposizione verbale;
  • gestire lo stress dinanzi agli stimoli ansiogeni;
  • essere assertiva.

Si riportano, come semplici esempi, delle griglie di esposizione verbale compilate dalla paziente. In una delle prime ai pensieri negativi come: “guardando l'insegnante negli occhi non riesco a parlare”, anche se razionalizzata in: “anche guardando l'insegnante negli occhi sono sicura” corrisponde un esito negativo, ma col tempo G. riesce a credere nelle ristrutturazioni e gli esiti diventano una serie di esperienze positive, come riportato in una delle ultime tabelle.


    

 

                 Tabella fase iniziale terapia                         Tabella fase finale di terapia

 

Il progetto di intervento si concentra, inoltre, su esperienze contrattive e decontrattive muscolari per abbattere le tensioni, ricreare un equilibrio psicofisico, riscoprire il proprio schema corporeo, aggiungendo progressivamente frasi positive su di sé.

Per regolarizzare la respirazione e favorire lo sblocco dei muscoli prelaringei, si insegna alla paziente che, quando sta per pronunciare la parola critica, deve inspirare profondamente, pensare alla parola e pronunciarla in fase espiratoria. Questa tecnica, che dovrà essere appresa dal paziente e messa in atto a ogni inizio di inceppamento, si compone delle seguenti fasi:

  • inspirazione profonda
  • anticipazione cognitiva della frase
  • esposizione in fase espiratoria

Si  lavora inoltre sulle abilità non verbali, quali:

  • contatto oculare,
  • espressione facciale
  • distanza interpersonale e tono voce

Su quelle verbali:

  • avvio, mantenimento e chiusura di una comunicazione
  • gestione del discorso (inserirsi in una comunicazione, alternare i turni, gestione pause e silenzi)
  • gestione critiche
  • abilità difensive (dire di no, disco rotto, annebbiamento, disarmo aggressività)

Sulle abilità cognitive:

  • diritti assertivi (in particolare diritto di chiedere aiuto, di chiedere informazioni, di sbagliare, di prendersi il tempo prima di rispondere, di sentirsi bene con se stessa indipendentemente dagli altri)
  • autostima (tramite un programma in cui si da ampio respiro all'uso del Diario e al riconoscimento delle sue caratteristiche positive e al decremento di quelle negative (autocritica, indecisione, dipendente dal giudizio altrui, ipersensibile alle critiche.

In merito  a questo secondo punto (assertività), G. automonitora  le situazioni in  cui, automaticamente, tende a ricadere, ossia: il tendere ad autocriticarsi per ogni errore, imperfezione o difetto e non accettare di potere sbagliare, non prendersi il tempo prima di parlare, non riuscire a chiedere aiuto o non chiedere informazioni per paura di essere giudicata negativamente. Compagno di viaggio in questo cammino, fin dall'inizio diventa la scrittura, forma di auto- esplorazione in cui emergono i vissuti, intrisi di ricordi e riformulazioni personali, di un passato che diventa più simpatetico e meno ostile.

 

         

 

Come si  osserva dalle pagine del suo Diario, G. impara a concentrarsi su se stessa, sul momento presente e ripensando alle cose passate estrapola dalle critiche ciò che di positivo può riceverne. Soddisfatta dei suoi cambiamenti, pensa di essersi trasformata e vive anche il lavoro in negozio che tanto temeva come un mezzo per mettersi in gioco e migliorare; ha imparato che non tutti gli uomini sono uguali e che, a poco a poco può fidarsi e cercare di conoscere qualcuno, senza che questo violi la propria dignità.

Le convinzioni profonde di G. sono: “non so parlare” e “sono diversa dagli altri”; nel corso della terapia G. fa una serie di esperimenti che contrastano queste convinzioni fino alla formazione di convinzioni alternative: “ho padronanza dei discorsi” e “vado bene così come sono”.

G., tramite un percorso di esperimenti di esposizione,  l' ausilio del registratore e l' ascolto delle ripetizioni della tesina, onde sentirsi sicura,  supera gli esami del quinto anno di Liceo socio psico pedagogico e tramite il raggiungimento di una padronanza del discorso e  un nuovo equilibrio decide anche di fare l'università privata.

Alla conclusione della terapia G.. è capace di agire come ritiene giusto, senza sentirsi in colpa se qualcun altro non è d'accordo con lei, ha fiducia nelle sue capacità, ma non per questo ha difficoltà a chiedere aiuto, ritiene di avere valore per le persone con cui intrattiene rapporti amicali o di amore.

Riporto le sue stesse parole “Sono una persona con molte caratteristiche positive e negative. Sono percettiva e come ogni donna amo fare esperienze; ho imparato ad accettare me e colui che sta al mio fianco; sono caparbia, non desidero la perfezione e amo la vita, che aiuta a crescere, con i problemi che si presentano nelle quotidianità, sono riflessiva e calma, tutto merito delle persone che credono in me, ma anche delle mie potenzialità”. 

Dr.ssa Genny Sagona
Psicologo Psicoterapeuta Cognitivo  Comportamentale - Palermo

genny.sagona@gmail.com - Cell. 340 2841758

 

 


 

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